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Max Gazzè: “Canto la vita in abiti sgargianti”

Max Gazzè: “Canto la vita in abiti sgargianti”

Max Gazzè: “Canto la vita in abiti sgargianti”

di Johnny L. Bertolio

TORONTO – Italiano di sangue, ma europeo per vocazione umana e artistica, Massimiliano “Max” Gazzè nasce come bassista elettrico, quindi arrangiatore e anche produttore. Il suo nome è ora quello di un cantautore affermato, che ha Roma come punto di riferimento geografico. Il suo primo album, “Contro un’onda del mare”, risale al 1996: negli anni successivi arrivano a ruota “La favola di Adamo ed Eva” (1998), “Max Gazzè” (2000), “Ognuno fa quello che gli pare?” (2001), “Un giorno” (2004), “Quindi?” (2010), “Sotto casa” (2013), fino all’ultimo, “Maximilian” (2015).

La sua attività artistica spazia da collaborazioni con altri cantautori del circuito romano (Daniele Silvestri, Niccolò Fabi e Alex Britti) a partecipazioni di successo al Festival di Sanremo, dai tour live al debutto come attore nel film “Basilicata coast to coast” di Rocco Papaleo (2010). Nel suo curriculum si aggiunge quest’anno la città di Toronto: Max Gazzè si esibirà il 9 ottobre dalle 20 al Mod Club Theatre. Un evento da non perdere visto che la sua voce e i suoi testi sono tra le cose più fresche che la galassia cantautoriale italiana abbia saputo offrire negli ultimi tempi.

Caro Max, cosa si aspetta un girovago come te dalla tappa canadese del suo primo tour mondiale?

«Non ho aspettative ma una certezza: sarà uno scambio. Suonerò per la prima volta fuori dall’Europa e il pubblico che verrà ai concerti mi vedrà per la prima volta dal vivo. Forse avranno sentito parlare di me da amici o parenti italiani, forse saranno spinti dalla curiosità, ma certo non mi avranno mai visto prima su un palco. Sarà un’esperienza nuova per tutti e i club o i teatri – meglio dei palazzetti e delle grandi arene estive – sono un luogo particolarmente adatto a conoscersi meglio. Questo tour mondiale non soltanto riaccende la mia indole più girovaga e appaga la curiosità verso ogni “altrove”: soprattutto, mi riporta all’elettricità degli esordi».

Nei tuoi testi, spesso frutto di una collaborazione con tuo fratello Francesco, si avverte una ricerca della parola appropriata sullo sfondo di arrangiamenti orecchiabilissimi: cosa vi guida?

«La ricerca del suono e della parola sono una caratteristica del modo mio e nostro di lavorare, che non riguarda soltanto la pertinenza semantica delle parole o la loro eleganza quanto anche – se non soprattutto – il loro suono. Mi piace che tra il suono di una parola, la concatenazione di suoni di un verso e il senso del verso stesso si crei un dialogo, e che questo dialogo non si sviluppi necessariamente nel segno della continuità. La relazione che si instaura tra suono e senso deve essere archetipica più che tipica. Questo mio modo di lavorare è estremamente scrupoloso, scientifico direi. Non è detto che tutti lo recepiscano ascoltando le canzoni, però per me, per il procedere del mio lavoro, questa ricerca è centrale».

Sul palco e in video ti vediamo in abiti e trucchi sempre più effervescenti: è tutta scena oppure dietro le lenti a contatto colorate e lo smalto nero c’è la voglia di comunicare qualcosa?

«La verità è che sono un cialtrone e adoro il camouflage; mi mimetizzo, mi reinvento: è un gioco. Sono cresciuto nel culto dei Monty Python e mi piace inserire una nota ironica nel mio aspetto, specie se in contrasto con il testo: quanto più la canzone tratta temi impegnativi, tanto più appaio in panni ironici. Ha a che fare con me e non solo col mio personaggio: scrivo testi seri ma non sono mai serioso, sono ironico senza essere buffone. Mi piace il cinema onirico di Terry Gilliam e di Fellini e provo a riproporre quelle ambientazioni, quella cifra stilistica, cercando di fare di ogni video un piccolo cortometraggio. Sono anti-realista e il trucco ha a che fare con l’effetto di straniamento».

Il tuo ultimo album, “Maximilian”, presenta una figura di cavaliere postmoderno e ha lanciato un singolo, “La vita com’è”, cantato, ballato e visualizzato migliaia se non milioni di volte: com’è la vita oggi secondo Max Gazzè?

«Fortunatamente la vita è e continua ad essere inafferrabile, strettamente soggetta all’aspetto interpretativo: sarebbe drammatico se ci fosse una lettura unica. La vita è come ognuno di noi la vede: ciascuno la interpreta in modo diverso, ogni modo è corretto e nessuno è esaustivo. È importante, però, conoscerne il dramma per apprezzarne la bellezza e viceversa. La vita sovverte i punti di vista e li conferma tutti contemporaneamente».

(Martedì 4 ottobre 2016)

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