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Matthias Heinz tra la lingua italiana e le altre

Matthias Heinz tra la lingua italiana e le altre

Matthias Heinz tra la lingua italiana e le altre

di Johnny L. Bertolio

TORONTO – Ospite della serie delle Goggio Lectures presso il dipartimento di Italianistica dell’Università di Toronto è stato recentemente il prof. Matthias Heinz dell’Università di Salisburgo. Specialista in filologia e linguistica romanze, Heinz si è formato tra Italia, Francia e Germania e dirige insieme con il linguista Luca Serianni un progetto che da qualche mese ha anche una filiale canadese, con il coordinamento di Franco Pierno: l’Osservatorio degli Italianismi nel mondo. Si tratta di un’iniziativa nata in seno all’Accademia della Crusca con l’obiettivo di documentare la produttività dell’italiano negli altri idiomi.

Prof. Heinz, il primo risultato dell’Oim è stato il “Dizionario degli italianismi in inglese, francese e tedesco” (Difit), pubblicato nel 2008 e ora disponibile online: avete pensato di estendere l’indagine anche ad altre lingue?

«Effettivamente puntiamo sulla estensione dell’inventario agli italianismi in spagnolo, portoghese, catalano nonché polacco e ungherese. Con i mezzi stanziati da poco dal Ministero della Ricerca della Repubblica italiana verranno bandite dall’Accademia della Crusca varie borse di studio per laureati e dottorandi: i coordinatori e membri dell’Oim daranno seminari introduttivi per abilitare i borsisti ai lavori che permetteranno di mettere a disposizione del pubblico entro l’anno prossimo uno strumento di ricerca sulla produttività dell’italiano in otto lingue diverse. E non ci fermeremo lì: miriamo all’integrazione di dati sulla presenza extraeuropea dell’italiano e in effetti il gruppo Oim-Canada che il prof. Franco Pierno ha riunito a Toronto sta approntando dati sugli italianismi nell’inglese canadese e in futuro anche su quelli nel francese canadese».

Gli italianismi più diffusi provengono da alcuni settori specifici, come la musica, la storia dell’arte e la cucina: l’italiano è davvero percepito all’estero come strettamente legato all’arte e alla gastronomia?

«Partendo dai dati già disponibili online grazie al Difit, i settori più ricchi di italianismi in francese, inglese e tedesco sono in effetti la musica, la cucina (gastronomia ed enologia) e la terminologia dell’arte e dell’architettura; seguono l’economia, il commercio, la finanza e ancora la marineria e la navigazione. Insomma, l’impatto lessicale dell’italiano si fa sentire in vasti ambiti d’uso».

Nei manifesti pubblicitari e nei prodotti commerciali nordamericani spiccano parole italiane o che sembrano italiane: a Toronto abbiamo la carta “Presto”, il servizio di trasporto “Viva”, la macchina da caffè “Verismo” (forse un refuso per “Verissimo”). Cosa ne possiamo dedurre?

«Grazie alla sua storica vocazione di lingua di cultura ma anche di simbolico mezzo d’espressione dell’arte di vivere, l’italiano sembra prestarsi come forse nessun’altra lingua del mondo a denominare oggetti, servizi e prodotti di vario genere. La pubblicità in questi casi vuole alludere al prestigio della lingua italiana, talvolta usando intere parole o nomi propri, talvolta con la mera imitazione di suoni italiani. Il fine è quello di aggiungere al prodotto in questione un sapore, una sfumatura, insomma una connotazione positiva di slancio, eleganza, raffinatezza made in Italy, specialmente nel caso di manufatti artigianali o firmati da stilisti e designer di spicco».

(Martedì 1 novembre 2016)

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