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La Marina Militare italiana e il Mediterraneo

La Marina Militare italiana e il Mediterraneo

La Marina Militare italiana e il Mediterraneo

di Johnny L. Bertolio

TORONTO – Ospite della Munk School of Global Affairs la scorsa settimana è stato Massimo Tozzi, comandante e capitano di fregata, che ha partecipato a varie operazioni con il coinvolgimento della Marina Militare italiana nel Mar Mediterraneo: tra queste, Mare Nostrum (dal marzo 2015 sostituita da Mare sicuro), di ambito italiano, e Triton per conto di Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere nel segno della cooperazione internazionale. A queste va aggiunta oggi la missione Eunavfor Med, acronimo di European Union Naval Force Mediterranean, che individua i mezzi utilizzati dai trafficanti illegali di persone e merci. L’evento, molto partecipato, godeva del patrocinio di quattro consolati (Italia, Ungheria, Germania e Grecia) e dell’Istituto italiano di cultura.

Intervistiamo Massimo Tozzi a margine della conferenza.

Comandante, parliamo della sua carriera.

«Il mio è stato un percorso molto tradizionale: sono entrato nell’Accademia navale nel 1991. Come tutti gli ufficiali, sono stato assegnato al comando di una nave: nel mio caso, dal 2014 al 2015, il pattugliatore Cigala Fulgosi. In questo ruolo ho maturato molta esperienza nel canale di Sicilia».

Sia l’Italia sia l’Unione Europea in questi anni hanno avviato diverse missioni di controllo, pattugliamento e soccorso in mare: si può fare di più?

«La salvaguardia della vita umana in mare verrà sempre effettuata dalla Marina Militare italiana; certamente un maggiore consenso e una maggiore partecipazione da parte di altre nazioni potrebbe essere una spinta importante nel coordinamento delle operazioni di soccorso per fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione, magari con accordi bilaterali con i Paesi da cui i migranti provengono».

Anche se non è sempre facile individuare gli interlocutori politici.

«Anche se è tutt’altro che facile…».

Dal recente docufilm Fuocoammare, girato in parte a bordo del suo pattugliatore, abbiamo scoperto che a Lampedusa staziona solo un medico di base. A bordo va meglio?

«Su tutte le navi in mare c’è sempre più di un medico: in Marina la parte sanitaria è molto ben organizzata ed è importantissimo che lo sia».

In questi anni di salvataggi e naufragi c’è un’immagine che le è rimasta impressa?

«15 agosto 2015: siamo intervenuti su un barcone stracarico di persone e dopo aver soccorso 312 superstiti, abbiamo scoperto nella stiva i corpi di 49 migranti, anche giovani, che non ce l’avevano fatta».

(Martedì 22 novembre 2016)

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