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Justin Steinberg, un “dantista” a Toronto

Justin Steinberg, un “dantista” a Toronto

Justin Steinberg, un “dantista” a Toronto

di Francesca Facchi

TORONTO – “Perché studiare ancora Dante?” è una domanda che ricorre spesso nel dibattito ormai datato sul presunto declino degli studi umanistici. Justin Steinberg e le sue ricerche rappresentano una valida risposta. Il professore di letteratura medievale italiana dell’Università di Chicago ha infatti proposto nuove letture interpretative di Dante, “Accounting for Dante: Urban Readers and Writers in Late Medieval Italy” (2007) e “Dante and the Limits of the Law” (2014), premiate rispettivamente con MLA’s Scaglione Publication Prize e MLA’s Howard. R. Marraro Prize. Ospite del Dipartimento di Italian Studies in queste settimane, Steinberg ci ha spiegato i suoi studi e la sua passione per il Medioevo.

Perché oggi è importante studiare il Medioevo?

«Ritengo che sia importante non tanto per capire le nostre origini, quanto per l’alterità che veicola. Studiando il mondo premoderno, scopriamo modi di pensare e di fare che non ci appartengono. Credo che questo sia l’antidoto migliore per un mondo tardocapitalista in cui sembra sempre di più che tutto sia stato e sarà sempre com’è ora».

Come mai ha deciso di studiare la letteratura medievale?

«Ho scoperto il Medioevo attraverso il modernismo inglese, Joyce, Pound e Eliot, scrittori che avevano un grande interesse per la letteratura e la filosofia medievale».

Nel suo libro “Dante and the Limits of the Law”, analizzando la “Commedia” alla luce della legislazione medievale, pone Dante stesso sotto processo. Ci può spiegare come?

«Questo non è lo scopo del libro, ma un “effetto collaterale”. Sebbene si abbia un’immagine illustre di Dante in esilio, secondo me il suo non fu semplicemente un processo politico. Le accuse contro di lui erano legittime, lo avevano processato per una pratica comune nella politica del tempo [baratteria e concussione, ndr]. Tuttavia, mi interessa meno indagare la sua colpevolezza quanto capire come l’infamia di quest’accusa abbia influenzato il suo modo di pensare e spesso la sua autorappresentazione, ossia se e come Dante abbia riscritto la storia della propria condanna attraverso i suoi testi letterari».

Solitamente i letterati italiani circondano Dante di un’aura quasi sacra. Cosa ha significato per lei scoprire un possibile “lato oscuro” del poeta fiorentino?

«Ho provato un gusto dissacratorio, iconoclasta. Forse per far ciò dovevo essere non italiano, non europeo e non cattolico. Il punto, però, non è ridurre Dante a un delinquente che ha scritto dei bei versi per giustificarsi, ma rendere il testo più complesso e più attuale. Inoltre, ho aggiunto un punto di vista ora nuovo ma certamente già presente nel Trecento».

Cosa ama della “Divina Commedia”?

«Le parti in cui traspare la Firenze del tempo, dall’Inferno al Paradiso. Al contrario di quanto spesso si dice, secondo me, l’aldilà di Dante è sempre politicizzato».

A Toronto ha insegnato il corso “Boccaccio and the Law”, in cui ha presentato i primi risultati della sua nuova interpretazione del “Decameron”.

«A differenza di Dante, Boccaccio ha studiato diritto canonico; non sarebbe quindi sorprendente un’influenza di questi studi nelle novelle. Ciò appare in particolare nel rapporto regola-eccezione nella struttura del testo (ad esempio, solo il narratore Dioneo è libero dalla regola severa di seguire ogni giornata un tema dato). Un altro punto in comune tra giuristi e letterati è che, all’epoca, entrambi stavano riflettendo sulla verosimiglianza. I problemi degli avvocati erano retorici e semiotici: le loro arringhe dovevano presentare fatti convincenti, non necessariamente veri ma verisimili. Infine, un elemento del nuovo progetto è anche lo studio della rappresentazione del delitto e dell’investigazione, con un occhio quasi poliziesco».

Com’è stata la sua esperienza all’Università di Toronto?

«Studenti preparati, discussioni stimolanti, un ambiente interdisciplinare all’avanguardia: l’Università di Toronto è forse il luogo migliore al mondo dove studiare il Medioevo».

(Mercoledì 12 ottobre 2016)

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