CorrCan Media Group

Dall’Italia un nuovo trapianto oculare liquido

Dall’Italia un nuovo trapianto oculare liquido

Dall’Italia un nuovo trapianto oculare liquido

di Catia Rizzo

TORONTO – Il Ministero della Salute italiano ha da poco approvato in campo oculistico l’utilizzo di un innovatico trapianto liquido e privo di chirurgia.

Si chiama “trapianto di unità elementari della membrana amniotica” ed è stato sviluppato dal dottor Emiliano Ghinelli, direttore scientifico di ILMO (Istituto Laser Microchirurgia Oculare) di Brescia.

Il rivoluzionario trapianto viene somministrato come un semplice collirio, ma nonostante l’apparente banalità riesce a bloccare diverse patologie oculari fin dai primi segni di sviluppo, come ulcere corneali e neurotrofiche, patologie autoimmuni e rigetto del trapianto di cornea.

Ghinelli ha seguito un insolito percorso formativo che lo ha portato a maturare la sua esperienza medica in importanti Università estere quali l’Harvard Medical School e il M.I.T. di Boston, ma contrariamente a molti suoi colleghi ha deciso di riportare in patria il suo sapere e le sue competenze professionli.

Il Corriere Canadese lo ha intervistato per avere maggiori informazioni circa la sua innovativa invenzione e tentare di comprendere, attraverso la sua personale esperienza, cosa porta un medico a lasciare l’Italia e a tornarci.

Il dottor Emiliano Ghinelli, medico chirurgo oftalmologo specialista in microchirurgia oculare e direttore scientifico di ILMO

In cosa consiste il trapianto di unità elementari della membrana amniotica?

«Con il trapianto liquido il tessuto utilizzato viene ridotto in particelle piccolissime che non necessitano di chirurgia. È una tecnica innovativa nata dall’idea di curare alcune patologie prima che diventino chirurgiche. In altre parole volevo prevenire il cronicizzarsi di queste malattie e ho quindi pensato di processare un tessuto umano capace di riportare l’occhio alle sue condizioni fisiologiche prima ancora che il danno si aggravi».

Qual è stato l’effettivo percorso di realizzazione del trapianto liquido?

«Dopo le prime evidenze sperimentali ottenute in laboratorio abbiamo provato questa tecnica sugli animali, poi su cellule umane in vitro e solo in fine siamo passati alla sperimentazione clinica su un numero ristretto di pazienti. Il Ministero della Salute ha quindi approvato questo processo come un trapianto».

E come è nata invece la sua idea?

«L’intuizione l’ho avuta in Italia, le prove negli Stati Uniti e in fine il consolidamento e l’ingegnerizzazione della tecnica nuovamente in Italia. Negli Stati Uniti ho eseguito esperimenti sugli animali e sulle cellule umane ma senza utilizzare estratti di membrana amniotica. In Italia invece ho potuto utilizzare il cocktail derivato dalla membrana amniotica per ottenere delle guarigioni su patologie che portavano alla necessità di un intervento chirurgico. In linea teorica sapevo che questo composto avrebbe funzionato, ma non ne avevo le prove».

Come procederete adesso? È già disponibile per i pazienti?

«Il prossimo passo sarà quello di cercare di aumentare il numero di trapianti effettuati, attualmente zero. Ho ottenuto solo recentemente l’approvazione ministeriale quindi le banche dei tessuti si stanno ancora attrezzando in attesa che i medici comincino ad ordinare questo trapianto. Nei mesi che verranno sarà necessario istruire i colleghi ad utilizzarlo nel modo corretto, per evitare che lo si bolli come inefficiente per non averne in realtà compreso la funzionalità».

Questo trapianto potrebbe essere efficace anche su altre patologie?

«La membrana amniotica è un tessuto che viene applicato sull’occhio ormai da 50 anni attraverso ago e filo. Il trapianto di unità elementari può al 100 per cento sostituire la tradizionale tecnica per le patologie oculari, ma può anche buttare le basi per la cura di altre malattie neurodegenerative. Il cocktail contenuto dentro la membrana amniotica è infatti un pool di fattori di crescita che potrebbe risultare efficace in tante altre patologie. Ovviamente serviranno anni di sperimentazioni e ricerche, basti dire che io cominciai a sviluppare questa nuova tecnica nel 2001 ed è stata approvata solo nel 2016».

Per quale motivo i tempi di approvazione sono stati così lunghi?

«Lo Stato italiano è molto cauto nel dare autorizzazioni in ambito medico, soprattutto per evitare santoni e aspettative infondate di guarigione. Voglio comunque rivolgermi ai miei colleghi – per esempio neurologi, dermatologi e ortopedici – e dire loro di rimboccarsi le maniche per far autorizzare questo genere di trapianto su altre patologie da loro trattate. A mio avviso, sulla base della letteratura scientifica, ne potrebbero giovare patologie importanti come l’Alzheimer, la Sclerosi multipla e il Parkinson».

Lei è molto giovane, appena 42enne ma ha alle spalle un pesante curriculum maturato soprattutto all’Estero.

«Non mi sento una rarità, forse le coincidenze che si sono succedute nel mio percorso hanno tutte remato nella direzione giusta. Sicuramente in generale ho bruciato le tappe, mi sono sposato molto giovane e oggi ho cinque figli. Mia moglie è stata il mio punto d’appoggio più forte, in America tornavamo a casa con mille difficoltà ma lei trovava sempre la parola giusta. Siamo sempre stati un team e grazie a lei che badava ai bambini io ho avuto il tempo di dedicarmi di più al mio lavoro. Credo comunque che vi siano grandi menti italiane in giro per il mondo che scelgono di andare all’Estero per i problemi che caratterizzano il nostro Paese e poi vi rimangono considerato quanto è ostacolato il rientro dei cervelli».

Nonostante ciò lei però ha scelto di rientrare.

«Si e sono convinto che se riuscissero a superare queste forti correnti avverse potrebbero avere grandi soddisfazioni. Nonostante sono stato fuori per molto tempo sono assolutamente un grande fautore dell’italianità e vorrei davvero che tutti i nostri professionisti facessero rientro. In Italia avrebbero sempre una marcia in più rispetto ai successi che potrebbero raggiungere in un altro Paese se non sono nati lì».

Cioè si è più avvantaggiati nel Paese natale?

«Non parlo di vantaggi scorretti, intendo dire che i meccanismi intimi di un Paese li conosce davvero chi ci è nato mentre un immigrato farà sempre molta più fatica. Si tratta di vantaggi culturali e ciò vale anche per il verso opposto. Come se il primario di un ospedale canadese provasse a formare la sua unità oculistica nell’ospedale in cui sono primario. Potrebbe anche essere un ottimo professionista, ma il suo sistema di lavoro non si potrebbe mai incastonare completamente con le modalità italiane».

Lei ha avuto modo di conoscere bene il sistema sanitario del Nord America, cosa ne pensa?

«Ho potuto confrontarmi con il sistema canadese solo indirettamente attraverso alcuni colleghi con i quali ho collaborato. Posso però fare un paragone con quello americano. In Italia il sistema sanitario è meno strutturato rispetto a quello degli Stati Uniti. Si basa su un ragionamento clinico più che su una flowchart asettica e impersonale. Negli Stati Uniti e nei Paesi multiculturali in genere, credo, i medici devono affidarsi a un metodo e non a un ragionamento clinico, altrimenti ognuno curerebbe a modo proprio secondo quanto appreso nel Paese d’origine. In America sono maestri di flowchart, ma sono la passione il ragionamento clinico e la vicinanza del medico verso il paziente a fare la differenza».

La distribuzione dei farmaci è più controllata secondo lei?

«Non credo sia più funzionale perché si aumentano le tappe tra la malatti e il farmaco. Anche questo è un fattore culturale, si pensa che aumentando i passaggi si aumenta anche il controllo. Non sono del tutto d’accordo. Da alcuni critici questo sistema è visto semplicemente come un modo per creare posti di lavoro, quindi si riduce la disoccupazione e ciò mette i governi sotto una luce favorevole. Stiamo però uscendo dall’ambito sanitario, insomma non è più la cura l’obiettivo. A volte i sistemi più semplici sono anche più funzionali».

(Venerdì 9 settembre 2016)

Scarica “Dall’Italia un nuovo trapianto oculare liquido”

More in GTA e Dintorni
L’Intervista
May Sun ,2017