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Assayas: il machismo uno dei mali del mondo

Assayas: il machismo uno dei mali del mondo

Assayas: il machismo uno dei mali del mondo

di Mariangiola Castrovilli

MAR DEL PLATA – Avevamo visto pochi mesi fa a Cannes Personal Shopper di Olivier Assayas, l’ultimo dei suoi tanti lavori che abbiamo amato tra cui Le ore dell’estate, Irma Vep, Demonlover, Clean, Clouds of Sils Maria, tutti esempi del suo profondo amore per le donne. Assayas si definisce infatti femminista, asserendo che «il machismo è l’origine di molti dei mali del mondo». Personal Shopper ha avuto il premio della regia pochi mesi fa a Cannes sbaragliando tutti gli altri, a dispetto di tutti i soloni della critica che l’avevano accolto a fischi.

Come ricorderete era interpretato da una splendida Kristen Stewart che, assistente di una celebrità fa un lavoro più che gratificante, ma il fulcro della pellicola è la sua voglia assoluta di comunicare con il fratello gemello morto, una tematica estremamente interessante, da sempre cara ad Assayas. Olivier, figlio del mai dimenticato Jacques Remy, oltre ad avere il cinema nel suo dna ha cominciato ad amarlo sin da bambino.

Prima di mettersi però dietro la macchina da presa, ha lavorato come critico in un prestigioso giornale francese. Di solito dicono che i critici sono amanti del cinema delusi… è vero secondo lei?

«No, anzi, personalmente l’ho trovato molto utile perché non avevo mai fatto una scuola di cinema. Ho imparato a farlo scrivendo di film su Cahiers du Cinema. In effetti le basi della tecnica si imparano in tre settimane…».

Davvero?

«Ma sì, ed è veramente semplice, quando dirigi un film, tutti sanno cosa devono fare. La tua troupe sa come muoversi anche senza il regista, perché funziona un po’ come un’orchestra. Devi solo avere una visione del mondo, sapere la tua posizione nel contesto, la geografia e la teoria del cinema. Sono un convinto assertore che qualsiasi arte abbia bisogno della teoria, soprattutto il cinema, perché è parte integrante del suo tessuto connettivo».

Personal Shopper e l’inconscio… quale l’influsso che ha sentito di più?

«Ammetto che uno dei riferimenti principali è stato Blow up di Michelangelo Antonioni, anche se non sono mai stato un fan del suo cinema. La cosa curiosa è che non avevo visto Blow up, ma un giorno alla Cinemateca Francese ci fu una Mostra con relativa retrospettiva su di lui. Vedendo Blow up sul grande schermo mi sono reso conto che questa storia su un fotografo di moda che potrebbe aver commesso un crimine o forse no, mi è servito un po’ da zibaldone, convincendomi sempre più e dando una nuova consistenza a quello che stavo facendo».

Assayas parliamo di quest’età d’oro delle serie…

«Per me, di qualsiasi cosa si tratti, la cosa essenziale è la libertà del creatore. Che il denaro lo metta Amazon, Netflix o qualsiasi altra compagnia non mi interessa fino a quando sono rispettate le condizioni con cui voglio lavorare. Quando stavo scrivendo Carlos ho fatto richieste ridicole, come girare in pellicola in vari Paesi ed in diverse lingue con attori poco conosciuti, e con una durata di quasi sei ore, solo però a condizione che il lancio sarebbe avvenuto prima di tutto al cinema. Incredibile ma vero, accettarono il pacchetto completo. Pensate che per la prima volta Canal Plus ha vinto un Globo d’Oro, mai infatti aveva prodotto qualcosa di simile. Nelle nuove serie hollywoodiane i registi non sono essenziali, chi conta, e tanto, sono gli sceneggiatori, gli show runners e, ovviamente i produttori».

E veniamo alla formidabile Kristen Stewart…

«A volte ho l’impressione che i film esistano solo per mezzo delle attrici che possono dare la complessità e la ricchezza richieste per quei personaggi. Diciamo che pensavo a Kristen sin da quando stavo scrivendo il copione, perché non riuscivo a vedere nessuna attrice francese in quel ruolo e comunque non avrebbe avuto lo stesso effetto. Lei infatti possiede un talento ed una personalità incredibili, e questo si proietta in tutto quello che tocca. Ed è l’unica attrice americana della sua età che posso dire di conoscere bene, ma non mi azzardavo a mandare il copione perché lo ritenevo troppo rischioso con una star come lei. Un giorno però ci incontrammo a Parigi, e scambiando le solite quattro chiacchiere davanti ad un bicchiere di vino mi chiese cosa stessi facendo. Le parlai di questo nuovo progetto e mi disse di mandarle il copione. Lo lesse e due giorni dopo rispose che accettava. Avevamo già lavorato insieme in Sils Maria (Dall’altro lato dello specchio) e molti critici hanno trovato una specie di continuità in questo nuovo ruolo, e in effetti qualcosa c’è. Kristen è molto contenta perché il film precedente, appunto Sils Maria le ha aperto nuove prospettive di lavoro, facendola sentire più sicura del suo potenziale artistico, ma questo non è merito mio ma dell’interazione perfetta con un’altra attrice geniale come Juliette Binoche».

Noi a Cannes abbiamo molto amato Personal Shopper ed eravamo felici per la tua Palma d’Oro alla regia, ma alla proiezione stampa del mattino il lavoro è stato accolto con parecchi fischi…

«Sì, ricordo che non fu proprio… applaudito, diciamo pure che ebbe una reazione polemica… però questo succede sovente con certe pellicole. Infatti, in un festival come Cannes, c’è molta tensione alle presentazioni. Soprattutto quando si tratta di film connessi con il soprannaturale, cosa che può infastidire il pubblico, appunto come Personal Shopper. Per fortuna il film, ha riscosso un grande successo ed un’accoglienza straordinaria in tutto il mondo».

(Giovedì 24 novembre 2016)

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