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Una vittoria sullo stile “alla faccia vostra”

Una vittoria sullo stile “alla faccia vostra”

Una vittoria sullo stile “alla faccia vostra”

dell’Onorevole Joe Volpe, Editore

TORONTO – Così, è tutto finito. Gli Usa hanno appena concluso la quasi interminabile campagna per scegliere il presidente per i prossimi quattro anni. Nel processo, hanno definito se stessi davanti ai propri cittadini e al mondo.

Solo il tempo dirà se la scelta è giusta per gli Stati Uniti. Il processo di selezione è stato, a dir poco, lungo, pervasivo ed esauriente. C’è qualcosa che il pubblico non sa dei candidati che hanno intrapreso la corsa che è finita in un faccia a faccia tra Clinton e Trump?

La questione non è più tra chi “erano/sono”, ma chi “sarà” Trump. Sono tra quelli che credono che non ci siano limiti al suo “Going Forward”, né sulle politiche né, sicuramente, sul processo. Trump è stato sia ostinatamente rozzo nel messaggio che caparbio nel semplificarlo ulteriormente quando gli è stato chiesto di “affrontare la realtà”.

Su “etica e morale”, la sua vittoria dimostra che nessuna delle due si applica al mercato o alla politica (se mai è stato il caso). Attenzione, alcuni suggeriscono che se avesse vinto la Clinton sarebbe stato vero lo stesso.

Non è mai stato più ovvio in Nord America: siamo andati oltre il detto “condanna il peccato ma non il peccatore”, verso una glorificazione dei “piaceri del peccato” – qualunque esso sia. Lo scrutinio della condotta personale ha accentuato esempi arcani di restrizioni morali sul comportamento, gettando nel discredito i “veli di ipocrisia di ciò che è buono e giusto”.

No, non voglio dire che il cinismo ora trionfa. Stando alle apparenze, gli Usa rimangono una società profondamente, “spiritualmente e moralmente” conservatrice. Ma queste rimangono appunto apparenze. La dura realtà è che l’America è prima di tutto materialista.

Posti di lavoro, profitto, imprenditorialità, economia di mercato, la sopravvivenza del più forte ancora prevalgono. Tutti e tutto sono subordinati a questo.

Trump, presto il presidente Trump, non sente il peso di un senso di responsabilità collettiva che lui solo accetta come appropriato per il raggiungimento di ogni obiettivo.

Serve a poco tornare sulle “ragioni” della sconfitta della Clinton. Sarà utile agli studiosi che faranno fatica a capire i perché di giorni lontani. Nessuno tra noi ha vestito quei panni.

Seguiremo tutti il percorso che traccerà Trump in questi prossimi quattro anni. I primi indicatori – e non sono altro che quello – suggeriscono che “i mercati sono nervosi”. Ma lo erano dopo la Brexit. Lo sono alla vigilia del referendum in Italia.

Alcuni leader, inclusi i primi ministri del Canada e dell’Italia, si troveranno ad affrontare una sfida più grande di quella che un risultato diverso negli Usa avrebbe presentato. La loro politica interna dipende da quello che succede negli Stati Uniti più di quella di altri “attori”.

Dovranno, loro come noi, adattarsi a un altro adagio: “il re è morto, viva il re”.

(Giovedì 10 novembre 2016)

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