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Un campanello d’allarme per la Premier

Un campanello d’allarme per la Premier

Un campanello d’allarme per la Premier

dell’Onorevole Joe Volpe

TORONTO – Abbiamo la sua attenzione adesso, Signora Premier? Cosa ne pensa del risultato delle elezioni di giovedì notte?”

È stata questa la reazione della donna dietro al bancone. Fedelina Bonavista, avendomi riconosciuto come ex praticante della politica, ha trovato il coraggio per sfogarsi, nella speranza che io potessi trasmettere il messaggio.

“Abbiamo preferito dare il nostro voto a un ottuagenario, il cui passato non è proprio eccezionale, a un leader che lo è ancora di meno, piuttosto che votare per il partito, il premier e il governo oggi in carica”, ha aggiunto. Immagina solo quanto siamo frustrati. Quali scelte abbiamo?”

Certo, è una lezione difficile per chi ha voglia di imparare. L’affluenza al voto è stata di uno scoraggiante 28,14 per cento degli aventi diritto. Un impressionante 71,86 per cento non si è preso il disturbo di votare. Chissà perché.

Forse pensano di non contare nel nostro processo democratico. Nell’ultima elezione generale l’affluenza è stata un misero 47,8 per cento, un tasso di partecipazione che difficilmente può ispirare fiducia nella dedizione del pubblico verso il processo di costruzione della comunità.

Forse, sostengono alcuni, ha avuto qualcosa a che fare con la composizione del distretto. Dicono che dato che il 90 per cento dei residenti appartiene alla minoranza di colore, questi potrebbero non metterci l’impegno a partecipare che noi altri (che pure siamo rimasti a casa) chiediamo.

Non è un’osservazione molto seria. Chi la fa dimentica che il processo coinvolge i CITTADINI. Per diventar tale, il “resident” deve aver passato un periodo di integrazione che comprende l’acculturazione nel processo democratico. Oltretutto, questi sono tra i più assidui utenti dei social media, quindi obiettivo delle campagne sui social. Forse i partiti non sono più in grado di ispirare fiducia come costruttori di futuro. Forse si occupano di questioni mirate più che inclusive. E comunque quali sono queste questioni? Qualunque sia la risposta, solo l’8,2 per cento dell’elettorato si è sentito abbastanza a proprio agio da associarsi al Partito Liberale.

I conservatori, che hanno vinto, non hanno fatto molto meglio – il loro candidato, Raymond Cho, ha guadagnato il 10,86 per cento dei voti, mentre l’Ndp ha raccolto il sostegno del 7,7 per cento degli elettori. Su una nota più leggera, si potrebbe dire che “hanno davanti due anni”, o che “c’è tempo per crescere”. La donna dietro al bancone non l’accetterebbe.

“Governare è un lavoro per tutto l’anno”, insiste lei alle mie osservazioni.

(Mercoledì 7 settembre 2016)

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