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Tria: “La fuga di cervelli all’estero ci costa 14 miliardi di euro”

Tria: “La fuga di cervelli all’estero ci costa 14 miliardi di euro”

ROMA – Cervelli in fuga dall’Italia. Ma in fuga dove? Di certo non in Canada, dove – come abbiamo più volte evidenziato con i nostri servizi – l’immigrazione italiana è sempre meno importante perché, forse, meno “gradita” di altre.

In ogni caso, c’è un’ennesima denuncia della perdita di “intelligenze” e questa volta arriva dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria. “Stiamo disperdendo talenti ma anche risorse. La fuga di cervelli all’estero che sta conoscendo l’Italia ci fa perdere circa 14 miliardi all’anno ovvero poco meno dell’1% del pil”, ha detto il ministro nel corso di un convegno sul digitale alla Luiss.
La fuga dei cervelli all’estero, fenomeno in atto da tanti anni in Italia, costa dunque molto cara come ha sottolineato Tria durante il convegno di Confindustria digitale alla Luiss Business School.

Ma, come il Corriere Canadese ha spesso sottolineato nelle sue inchieste sull’immigrazione, il fenomeno migratorio dall’Italia in Canada sta vivendo il suo periodo più nero in assoluto e probabilmente non sarà questo Paese a usufruire delle “intelligenze” formate a spese dell’Italia e “regalate” a qualche altra Nazione in giro per il mondo.

Negli ultimi tredici anni, a partire dal 2006, il numero degli italiani che hanno ottenuto la residenza permanente – il primo passo concreto per acquisire la cittadinanza – rappresenta una percentuale del tutto residuale all’interno dell’immigrazione nel nostro Paese: a partire dal 2006 fino all’agosto del 2018 in tutto il Canada 3.371.318 stranieri hanno acquisito la residenza permanente e di questi solamente 7.539 hanno la cittadinanza italiana. Il valore percentuale è appena allo 0,19 per cento.

Saranno dunque altri Paesi a ritrovarsi, in dono, “cervelli” formati nelle scuole e nelle università italiane. Magari in Europa.
Proprio di Europa e di economia in generale ha parlato sempre Tria nel corso del convegno alla Luiss. “Come continente Ue – ha detto – stiamo accumulando un ritardo rispetto ad altri player globali. Lo stiamo accumulando sia per la carenza di infrastrutture digitali, sia per la difficoltà delle nostre imprese di innovazione, delle nostre start up a trovare un contesto favorevole per crescere e diventare realtà solide”, ha aggiunto il ministro.

Nella giornata di ieri, poi, il titolare del Mef è stato ascoltato dalle Commissioni Bilancio di Camera e Senato ed è tornato ad affrontare le tematiche relative alle misure da adottare nella manovra e ai rapporti con l’Europa.

“Nel 2020 – ha sottolineato il ministro dell’Economia – i risparmi dal reddito di cittadinanza e quota 100 saranno non trascurabili e saranno destinati a soddisfare le indicazioni del Parlamento, che sono di mantenere gli obiettivi di finanza pubblica e non aumentare la pressione fiscale”.

Anche quest’anno i risparmi di queste due misure “sono stati destinati a questa finalità. È stato deciso da tutto il governo”, ha detto Tria.

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