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Test preliminari sul referendum costituzionale

Test preliminari sul referendum costituzionale

Test preliminari sul referendum costituzionale

dell’Onorevole Joe Volpe, Editore

TORONTO – Si cerca sempre di parlar bene dell’ospite quando si è invitati. Questo principio ha condizionato le mie impressioni sull’evento tenuto dalla sezione locale del Partito Democratico il 3 ottobre.

Era stato annunciato che il senatore italiano Roberto Cociancich avrebbe parlato del referendum costituzionale, la campagna per il quale è in pieno svolgimento in Italia. Deve essere una sorta di test per il “messaging” e le tattiche, ho pensato, altrimenti perché tirar fuori “l’artiglieria pesante”? Per stare tranquilli il Pd aveva anche chiamato a parlare la deputata eletta per il Nord e il Centro America, ma il suo collega/senatore eletto nella stessa circoscrizione non ha partecipato.

Fin dall’inizio, il messaggio non è stato molto chiaro. Il presidente del Pd ha impostato il tono di fatto protestando contro alcune mancanze nelle modifiche proposte alla Costituzione. Il vice ha concesso che tali mancanze fanno parte dell’equazione. Io ho smesso di prendere appunti.

Il senatore Cociancich è di conseguenza rimasto sulla difensiva dall’inizio. Non ha mollato. Quando è stato dato spazio alle domande, le persone intervenute sembravano tutto tranne che convinte di votare, per non parlare di come.

A essere onesti il meeting era stato proposto come riunione interna al partito, nonostante chiunque sembrasse virtualmente invitato. Compresi – e questo è interessante – tutta la stampa, i media e i rappresentanti eletti.

Nessuna radio o tv canadese si è occupata dell’evento. Nessun funzionario eletto ha partecipato, escluso un trustee locale che scrive anche per un periodico distribuito gratuitamente – grazie ai fondi del governo italiano.

Non c’erano rappresentati delle associazioni o agenzie che sostengono di parlare a nome della comunità – a meno che non fossero in incognito. Nemmeno qualcuno da Villa Charities o il Columbus Centre, dove l’evento ha avuto luogo.

Forse va bene così. Lo scenario è nuovo per tutti. Compresi, sembrerebbe, i membri dei partiti politici che dipendono da organizzazioni italiane.

In un paio di interventi, veterani dell’attivismo socio-politico e del “community-building” hanno pregato gli organizzatori del Pd di non lasciare che le gemelle Apatia e Ignoranza avessero la meglio.

Onestamente né io personalmente né il Corriere Canadese eravamo inizialmente intenzionati ad andare. Forse eravamo entrambi tentati dal fascino di quelle gemelle, ma di fatto il Corriere Canadese è stato l’unico organo di stampa a pubblicizzare l’evento prima dell’annuncio della data definitiva del referendum sulla Costituzione (il 4 dicembre 2016).

Rappresentanti italiani dall’Ambasciata e dal Consolato devono essere stati sedotti dalle stesse avances. Se membri dell’apparato diplomatico erano presenti – e avrebbero potuto chiedere uno spazio prima del meeting per illustrare le questioni procedurali alle persone interessate e poi andarsene – questi non sono stati annunciati. Il referendum è un appuntamento cruciale per l’Italia contemporanea. Dal suo risultato dipende la salvezza dell’attuale governo, quella di un’Europa post-Brexit e le dinamiche economico-politiche delle relazioni tra Italia e Canada.

Drammatico? No. Sono circa 140.000 (ma i Consolati avranno numeri più aggiornati) i canadesi che possono votare in questo referendum. Potrebbero giocare un ruolo decisivo direttamente o attraverso i loro parenti in Italia.

C’è altra occasione in cui i canadesi possono avere un potenziale impatto determinante sulle dinamiche politiche che possono avere un effetto sugli affari interni e esteri con gli alleati e i partner commerciali?

Io non posso votare.

Il Corriere Canadese ha carta e penna, e una vibrante versione digitale, su cui scrivere. Il Pd ha l’americano Jim Messina che guida la campagna elettorale locale. Vedremo.

(Giovedì 6 ottobre 2016)

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