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Sfide in Italia, test per il Nord America e l’Ue

Sfide in Italia, test per il Nord America e l’Ue

Sfide in Italia, test per il Nord America e l’Ue

dell’Onorevole Joe Volpe, Editore

TORONTO – Le foto sono state scattate. Potrebbero anche essere state utili a tutte le parti coinvolte.

Il primo ministro canadese, Justin Trudeau, sul palcoscenico mondiale come copresidente di un forum importante, illustrando le sue “cose” sull’argomento serio dell’immigrazione e i rifugiati ha sottolineato la necessità di concentrarsi sull’aspetto “umanitario” di risoluzioni dinamiche e impegno internazionale. Il Canada lo faceva. Si potrebbe dire che è arrivato il tempo di tornare con serietà a farlo di nuovo.

Matteo Renzi, la controparte italiana, ha portato la sua visione e le sue soluzioni allo tsunami demografico che sta sconvolgendo le relazioni europee e internazionali – d’attualità nel panorama del dibattito elettorale negli Usa. E più significativo per l’Italia, le cui risorse stanno venendo prosciugate da una vera e propria invasione di oltre 20mila donne e uomini al mese – ogni mese – che disperati attraversano il mare partendo dai porti africani.

Hillary Clinton, per procura (attraverso la fondazione del marito), si è associata a Renzi grazie al premio di Global Citizen che suo marito ha consegnato al premier italiano per l’immigrazione.

Barack Obama ha ospitato Matteo Renzi alla Casa Bianca per una cena come segno di approvazione del lavoro di Renzi sul fronte internazionale in un clima politico molto caldo e ancora di interesse cruciale per l’America – il bacino del Mediterraneo e, per estensione, il Grande Medio Oriente.

Ahmed Rahami, il criminale/terrorista di New York, per conto dei nemici della società occidentale, ha ricordato a tutti, coi suoi (fortunatamente) falliti attentati, che le grandi parole devono essere seguite dai fatti se si vuole riportare qualche tipo di normalità nel panorama mondiale.

Il Canada è fortunato a trovarsi nella posizione di avere ancora tempo a disposizione per discutere, senza l’urgenza della pomposità propinata alla cittadinanza da intemperanti candidati ai pubblici uffici, o di eserciti/orde di sfollati ammassati ai propri confini.

Clinton e Obama avevano bisogno di legarsi a un individuo (Renzi) e a un luogo (l’Italia) ancora capaci di offrire alternative alla politica dei muri e della deportazione di massa per affrontare le ricadute economiche dei flussi migratori involontari.

Rahami e i suoi simili sono benzina versata sul fuoco sputato da figure politiche à la Trump negli Stati Uniti e, con sempre maggior frequenza, in Europa.

L’intolleranza sta velocemente venendo all’ordine del giorno mentre gli estremisti popolano la cosa pubblica e si infiltrano in altrimenti civili partiti politici occidentali. Ciò avviene in modo allarmante in Paesi come Germania e Francia, ed è peggio in Stati più piccoli come Austria, Ungheria e Grecia.

“Non li fate entrare” e “rimandateli a casa” sono gli slogan dei gruppi di destra il cui crescente potere politico minaccia di fare a pezzi la coesione politica dell’Unione Europea. Non dovrebbe essere troppo difficile richiamare le eventuali conseguenze di qualcosa di simile alla ex Jugoslavia negli Anni 90.

Per ora l’Italia è virtualmente sola tra le nazioni europee pronte a provvedere con una strategia a lungo termine a quello che tutti chiamano il “problema dei rifugiati e dell’immigrazione”, ma non è in realtà altro che una “invasione”.

Questa determinazione potrebbe essere messa alla prova se Renzi dovesse perdere nel referendum costituzionale più avanti questo autunno. Sciovinisti e “anti-tutti” sembrano spuntare come erbacce in un giardino. Dopo che Francia e Germania andranno alle urne il prossimo anno, l’unico Paese stabile in Europa potrebbe davvero rimanere l’Italia.

Renzi è stato a New York e Washington per ribadire il concetto. Ha bisogno di vincere il referendum per mantenere la sua “legittimità”. Clinton e Obama hanno fatto il possibile per offrire “appoggio morale”.

Ma non è tutto a senso unico. Alla Clinton non ha fatto male essere associata al premier italiano davanti al suo numeroso elettorato italoamericano.

È un peccato che la proposta di una visita ufficiale di Renzi in Canada sia stata rinviata.

(Mercoledì 21 settembre 2016)

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