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Salute mentale, riconoscere il problema prima di porvi rimedio

Salute mentale, riconoscere il problema prima di porvi rimedio

Salute mentale, riconoscere il problema prima di porvi rimedio

TORONTO – Una pandemia globale induce paura e sensazioni di stress ed ansia. Dal punto di vista individuale, ciascuno di noi reagisce in modo diverso di fronte ad una situazione così snervante.

Gli impatti emotivi provocati dal Covid- 19 dipendono dalle caratteristiche personali, dalle esperienze, dallo stato socio-economico di un individuo e dalla disponibilità di servizi di sostegno locali. Un sano stato d’animo è una parte essenziale del benessere generale.

In altre edizioni, il Corriere Canadese ha evidenziato alcune delle preoccupazioni che i canadesi hanno riguardo la salute mentale ed il benessere dei giovani del nostro Paese. Ora, in un mondo oppresso dal Covid-19, temi come l’isolamento sociale ed il disagio economico vengono amplificati.

Svantaggi sociali possono portare a gravi impatti negativi, soprattutto per quegli individui alle prese con problemi di salute mentale. Difatti, secondo il Centro per le dipendenze e la salute mentale, il 70% dei problemi di salute mentale ha inizio durante l’infanzia o l’adolescenza.

Ciò che è più preoccupante è che il suicidio è la seconda causa di morte nella stessa fascia demografica. Circa quattromila canadesi si suicidano ogni anno. Per contestualizzarlo, il Covid-19 ha provocato, sino ad ora, la morte di 9.190 canadesi.

Anche se il suicidio, in Canada, ha un impatto su tutte le età e provenienze, questo non è universalmente vero per tutti. I maschi, ad esempio, rappresentano circa i tre quarti di tutti i casi di suicidio.

Mentre il nostro paese è molto diversificato, purtroppo, il suicidio affligge alcuni elementi della nostra popolazione più di altri.

Sfortunatamente, coloro i quali risultano più a rischio di suicidio sono gli aborigeni. Mentre tra canadesi non indigeni, 8 su 100.000 sono inclini al suicidio, il tasso è due volte più alto per i Métis (i misti), tre volte di più tra la popolazione delle First Nations, e sino a nove volte maggiore tra gli Inuit (eschimesi).

I sociologi si dicono perplessi a motivare le cause di queste inquietanti statistiche. I tassi più elevati di suicidi tra le comunità indigene sono legati ad una varietà di fattori. Ad esempio, la stabilità sociale, economica e finanziaria combinata con la vita in località settentrionali, remote, potrebbero influenzare il modo in cui alcuni gestiscono le pressioni della vita. A ciò si aggiunge una crisi sanitaria globale e lo stress potrebbe essere insopportabile per alcuni.

Presumibilmente, se dovessimo affrontare il problema di queste disparità, ciò potrebbe comportare la riduzione di questo tasso di suicidi ed un corrispondente miglioramento del benessere psicologico.

Molte comunità hanno bisogno di strategie e risorse tempestive per migliorare la salute mentale dei loro membri. Esistevano già prove di una domanda crescente, ancor prima del Covid-19.

Per la popolazione emarginata, la pandemia ha esacerbato lo stress quotidiano con un ulteriore isolamento. Ha intensificato la necessità di questi servizi di sostegno e di soluzioni più innovative.

Per soddisfare questa crescente domanda, alla fine del mese scorso (25 agosto), il Ministro responsabile per Servizi Aborigeni, Marc Miller (nella foto), ha annunciato uno stanziamento di 82,5 milioni di dollari per programmi a favore della salute mentale e sostegno al benessere per le comunità indigene.

È sufficiente e aiuterà? Durante la pandemia, alcuni servizi per la salute mentale sono stati interrotti in queste comunità e sono stati spostati ad un accesso online. L’accesso agli aiuti in alcune zone remote si è rivelato come una sfida ancora più ardua a causa della mancanza di collegamenti Internet.

Il finanziamento vuole aiutare gli indigeni a sviluppare strategie innovative per migliorare l’accesso ai servizi di salute mentale (adattando i servizi di salute mentale e quelli online).

Si prevede che migliorando l’accesso alle risorse della comunità, i più vulnerabili potranno così sviluppare opportunità per migliorare la loro salute mentale.