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Politica americana, il teatro dell’assurdo

Politica americana, il teatro dell’assurdo

Politica americana, il teatro dell’assurdo

dell’Onorevole Joe Volpe, Editore

TORONTO – I peggiori elementi e stereotipi della politica impazzita hanno dominato le primarie e le elezioni presidenziali americani fino a questo punto. Sono state buone per chi ha un’indole confusa o pazza. Chi lo poteva sapere che c’erano così tanti rifugiati dal manicomio in fuga?

Un uomo ricco con etiche e morali di un gatto selvatico è il primo portavoce dei “Valori Cristiani”. Gli americani sono accorsi dalla sua parte perché “lui dice le cose come stanno”. Si dovrebbe quindi assumere che noi dovremmo dire sempre la prima cosa che ci viene in mente, non importa cosa sia.

Così è diventato accettabile dire cose stupide e minacciose come “dovremmo farla fuori riguardo” il tuo oppositore politico. Non in un appuntamento, guardate bene, ma in un contesto di una vera e propria esecuzione. Il candidato ringrazia.

Quel candidato urla “stupratori, criminali, spacciatori…” riferendosi alle minoranze (messicani, principalmente) e viene acclamato. E come fornire ancora più materiale di discussione a uno che è già chiacchierone e logorroico.

Lui dice di catturarli e mandarli via; i suoi “seguaci” fanno scricchiolare le nocche alla prossima marcia.

Lui chiama la sua avversaria “disonesta”, loro rispondono “mandiamola in galera”. Lui chiama le sue azioni criminali, i suoi seguaci rispondono con una eccitazione che fa pensare che questi siano sotto l’effetto di droga o di alcol, se non di entrambi.

Loro ci credono quando lui dice che eliminerà il trattato commerciale di maggior successo firmato dagli Usa, il Nafta.

Loro non chiedono come, o quali potrebbero essere le conseguenze.

Il Pil americano è cresciuto del 63% (ultimi valori, 2014, a vent’anni dalla firma) circa lo stesso di quello canadese e di quello messicano, rispettivamente del 66% e del 65%.

Senza dimenticare che, mentre i posti di lavoro nel settore manifatturiero sono calati di cinque milioni, adesso ci sono il 22% di posti di lavoro in più rispetto al 1994.

Il candidato, Trump, minaccia di aumentare gli investimenti militari, anche se le successive undici potenze militari combinate non hanno lo stesso budget che attualmente gli Usa stanziano per la Difesa. Ma i suoi seguaci vogliano che l’America torni ad essere grande.

Ci sono più armi da fuoco che persone negli Usa. Lui vuole difendere il diritto di avere armi.

Lui incita la rabbia contro le minoranze, degrada le donne – eccetto sua figlia, che corteggerebbe e se non fosse sua figlia – lancia i suoi strali contro la competenza degli strateghi militari americani in posti attorno al mondo che lui non è nemmeno in grado di pronunciare.

La sua popolarità cresce. Il suo linguaggio, anche in quelle rare occasioni nelle quali riesce a mettere insieme qualche parola in una frase compiuta, è vergognoso, diffamatorio, offensivo e incendiario.

Ma la gente in qualche modo è ancora intrigata da lui. Gli potrebbero costruire la strada che lo porta dritto dritto alla Casa Bianca. Pensaci un po’.

(Venerdì 4 novembre 2016)

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