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Perché ci si ribella contro la globalizzazione del mercato

Perché ci si ribella contro la globalizzazione del mercato

 

Perché ci si ribella contro  la globalizzazione del mercato

dell’Onorevole Joe Volpe, Editore

TORONTO – Se sei un comico puoi raggiungere la vetta della più grande corporation del mondo.

 

Perché ci si ribella contro  la globalizzazione del mercato

dell’Onorevole Joe Volpe, Editore

TORONTO – Se sei un comico puoi raggiungere la vetta della più grande corporation del mondo.

Si prenda ad esempio Tim Cook. È il Ceo di Apple, il colosso multinazionale ora nel mirino della Commissione europea perché ha “sottopagato” le tasse (scusate, non ho resistito a provare anch’io a fare il comico) tra il 2003 e il 2014 per l’impressionante cifra di 19 miliardi di dollari canadesi.

La settimana scorsa la Commissione ha stabilito che Apple ha ricevuto un “ingiusto” aiuto finanziario (illegale secondo la legge, per chi non avesse senso dell’umorismo) per le sue operazioni in Irlanda, dove impiega 6.000 lavoratori. Il signor Cook nega di aver chiesto o ricevuto favoritismi.

Anche per la manna del cielo c’era stato bisogno di un’invocazione, ma ricordate che questa è comicità.

In un’intervista con il Los Angeles Times, il Ceo ha dichiarato che “… in ogni Paese in cui operiamo, Apple segue le regole e paga tutte le tasse che deve pagare”. Ridete, ridete.

Un analista finanziario rimasto anonimo nello stesso articolo sostiene che Apple spende più in contabili e avvocati per evitare di pagare le tasse che in ricerca e sviluppo. Dice, parafrasando, che Apple paga 65 dollari canadesi per ogni 1,31 milione di profitti.

Voi quanto pagate?

La sentenza europea dice che Apple pagava meno dell’1 per cento di tasse, mentre il tasso d’imposta sulle società in Europa è del 12,5 per cento.

In realtà le indagini, su spinta di gravati competitor con base negli Stati Uniti, hanno scoperto che verso la fine del periodo in questione Apple pagava solo lo 0.05 per cento. Incredibile.

Anche il governo irlandese nega di aver concesso ad Apple un trattamento speciale e impugnerà la sentenza. State già ridendo?

L’Irlanda (popolazione: 4,58 milioni) ha un disperato bisogno di posti di lavoro.

Alcune multinazionali si sono stabilite lì perché vi si parla l’inglese, il Paese fornisce facile accesso al mercato europeo – la maggiore economia al mondo. Una posizione di vantaggio ora potenzialmente migliorata dal risultato del voto sul Brexit.

L’Irlanda riceve circa 210 milioni di dollari canadesi in trasferimenti europei su quanto paga in tasse di iscrizione all’Unione Europea.

La concorrenza di Apple sostiene che ciò ammonta a un aiuto finanziario potenziale di 34.000 CDN all’anno per ogni posto di lavoro che Apple crea in Irlanda.

State ancora ridendo? Apple ha dichiarato, nel suo comunicato stampa, introiti per 306 miliardi di dollari canadesi nel 2015. Il governo canadese ha stimato entrate per 290 miliardi nel bilancio preventivo per il 2015-2016.

Il Canada è in deficit di circa 30 miliardi all’anno – e aumenta. Apple ha dichiarato un utile netto del 22 per cento sugli incassi. Riprendente a ridere. I governi dicono sempre che hanno bisogno di maggiori entrate (tasse) al fine di fornire servizi e mantenersi in piedi. Persone e corporation vogliono quei servizi ma preferiscono non pagare.

Il Los Angeles Times riporta che società americane come Amazon.com, McDonald’s e Starbucks tengono 2,62 mila miliardi di dollari canadesi in conti esteri per evitare di pagare le tasse negli Usa (tabella del tasso attuale: 12-39 per cento, ma la media è del 12,1 per cento).

L’esperienza Apple suggerisce che queste corporation non vorranno pagare nemmeno il tasso europeo del 12,5 per cento.

Il pacchetto retributivo annuale di Tim Cook? Appena 13 milioni di dollari canadesi… oh, più i 525 milioni in azioni non ancora acquisite.

(Giovedì 8 settembre 2016)

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