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Netanyahu, anche gli Usa hanno detto basta

Netanyahu, anche gli Usa hanno detto basta

TORONTO – Benjamin Netanyahu potrebbe riuscire ad abbattere Israele dalla superiorità morale che una volta occupava nelle considerazioni delle democrazie occidentali. Non credo che gli interessi.
Prima della sua dissoluzione di recente in Canada, facevo parte del Simon Peres Centre for Peace. Come la maggior parte delle organizzazioni con sede in Israele, è/è stata inesorabile nella sua difesa della sicurezza di Israele, del suo diritto di esistere e di difendersi.
Come il suo capo e leader, Simon Peres, si esercitava per dare possibilità alla pace … attraverso i negoziati e il reciproco rispetto. Forse sono solo parole, ma senza di queste la gente preferisce altre opzioni che portano a conseguenze spiacevoli.
Mentre prima l’Israel era un faro di novita’ e speranza, finestra della democrazia e valori occidentali in una parte del mondo turbolenta e ostile, considerato il proverbiale piccolo bambino con il dito infilato nella diga mediorientale per evitare l’inondazione, Bibi, come è conosciuto Netanyahu, ha condotto il paese lungo una strada più militaristica.
Lo scorso anno per esempio, le sue spese per la difesa (13 miliardi di dollari americani) rappresentavano il 15,5 per cento delle spese totali del governo. In termini assoluti, ha speso più di ogni altro paese nella regione, eccetto la Turchia e l’Arabia Saudita. La Turchia ha una popolazione di circa 80 milioni di abitanti, l’Arabia Saudita di 32 milioni. Israele appena 8 milioni.
Non si può essere sicuri se non si è equipaggiati a raccogliere le sfide sulla propria legittimità. Anche quando lo si è, uno deve essere pronto a sporcarsi le mani. Anche con tutto questo, nulla è garantito. Basta guardare alla Siria, alla Libia, al Libano, all’Egitto, all’Iraq. E la lista continua.
Tutti questi sono paesi che, in un periodo o in un altro, hanno rappresentato “una minaccia esistenziale” alla sopravvivenza di Israele. Almeno cosi’ le pubblicazioni coltivate nelle media stranieri si sono abituate a descriverli. Quelle minacce sono in brandelli. 
Dato che le nazioni europee hanno iniziato (da almeno una generazione fa) ad essere più predisposte alla disastrosa situazione dei palestinesi nel conflitto arabo-israeliano, ho voluto sottolineare – tra il serio e il faceto – a uno dei miei amici ebrei che l’unica minaccia reale alla sopravvivenza di Israele era il potenziale cambiamento nella disponibilità degli Usa a dare un “assegno in bianco”.
’’Non accadra’’’ è stata la risposta, ’’abbiamo sviluppato una forte rete di  sostegno politico su ricerca, informazione e supporto reciproco che attraversa i confini di partito’’. Questo gruppo di lobbying, J Street, è l’occhio e l’orecchio per tutti i segnali di pericolo e le pronte risposte.
Antenne politicamente raffinate e l’abilità di rispondere alle dinamiche che cambiano sono cruciali per un paese come Israele che è così dipendente dalla Diaspora per gli investimenti stranieri diretti, accesso di mercato e turismo.
Bibi è più avvezzo alla spacconata e all’approccio da duro. Questo funziona nel clima politico domestico israeliano, ma da altre parti i risultati sarebbero diversi. Anche negli Usa. Specialmente quando i suoi sostenitori decidono di pugnalare alle spalle il presidente americano.
Pazienza e indulgenza possono solo arrivare allo scontro. Lasciamo perdere che i membri del Club dei Miliardari dalla Diaspora hanno sostenuto pubblicamente e finanziariamente le candidature degli avversari di Obama e della Clinton,  dove era la tanto vantata bravura della Mossad sulla Siria, sulla Libia, sulla Turchia e sui milioni di rifugiati sui confini orientali per destabilizzare la regione?
Anche quella può essere considerata come un ’’calcolo sbagliato’’. Quello che è specifico è il concetto di una “soluzione a due Stati” alla questione israelitana-palestinese. È una soluzione che anche Bibi si era impegnato a sviluppare. Non può andare a braccetto con l’occupazione delle terre che in principio formano una parte dell’altro Stato.
Gli europei hanno rinunciato a Bibi gia’ da tempo fa. Essi, come la sinistra in Israele, non accettano che lui tratti la Bibbia come “una road map” per lo sviluppo edilizio. Come il Canada, in passato, loro vedevano insediamenti come la violazione del terreno di qualcun’ altro – un atto illegale, secondo loro.
Gli Usa alla fine hanno detto a Bibi: adesso basta! Come c’era da aspettarsi, lui e i suoi agenti hanno immediatamente urlato, ’’tradimento’’, perché gli Usa si sono astenuti nel porre il veto alla mozione del Consiglio di Sicurezza che censurava l’Israel per i continui insediamenti in aree considerate sotto la giurisdizione dell’Autorità palestinese.
Bibi è sotto indagine per corruzione, per aver cercato e ricevuto mazzette, sebbene nessuna delle accuse fino a ieri sia stata trasformata in accusa formale, ne ancora provate in tribunale.
 
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