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L’Iran, dallo scià a Khomeini

L’Iran, dallo scià a Khomeini

L’Iran, dallo scià a Khomeini

TEHERAN – Per cercare di capire l’Iran di oggi ed i rapporti tesissimi con gli Stati Uniti d’America – spesso vicini all’aperto conflitto militare – bisogna obbligatoriamente fare un salto indietro nel tempo.

Al 16 settembre 1941, quando Mohammad Reza Pahlavi divenne – appena 22enne – l’ultimo scià di Persia, dopo l’abdicazione del suo omonimo padre. Nel 1941 Stalin e Churchill – nonostante Reza Pahlavi avesse dichiarato la neutralità dell’Iran – si misero d’accordo per invadere il Paese, costringendo all’esilio Reza Pahlavi padre per le presunte relazioni amichevoli della nazione con l’allora Germania Nazista.

Dopo la Conferenza di Teheran del 1943 – tra Stalin, Roosevelt e Churchill – gli alleati si impegnarono a sviluppare in Iran una monarchia costituzionale, col giovane Pahlavi a suo capo.

Con lo scoppio della Guerra Fredda gli inglesi consentirono l’involuzione verso un governo di tipo parlamentare sulla carta, ma dittatoriale di fatto. Per Londra era essenziale mantenere il controllo sulle risorse petrolifere persiane.

Per ben 38 anni, Reza Pahlavi regnò sull’Iran con un potere assoluto, come monarca costituzionale. Da alcuni considerato illuminato, grazie ai suoi tentativi di modernizzazione del Paese attraverso riforme agrarie, industriali e sociali, da altri – specie dalle guide religiose islamiche – Pahlavi veniva accusato di una gestione dispotica e poliziesca del potere.

Nel 1963, l’ayatollah Khomeini organizzò una congiura contro lo scià, il quale – scoperta la responsabilità di Khomeini – ne decretò l’esilio a Parigi.

Dopo 15 anni, Khomeini ebbe la sua vendetta, quando nel 1978 prese il via la ’rivoluzione islamica’. In tutto l’Iran scoppiarono sommosse e manifestazioni, represse duramente dalla polizia, con centinaia di vittime.

Dall’esilio in Francia l’Ayatollah Khomeini – ormai riconosciuto come leader indiscusso della rivoluzione – esigeva solo la sua deposizione. Il 16 gennaio del 1979 lo scià – malato di cancro – abbandonò l’Iran. I rivoluzionari, preso il potere, uccisero tutti coloro che erano appartenuti al regime imperiale, attraverso processi sommari. Occuparono per 443 giorni – dal 4 novembre 1979, al 20 gennaio 1981 – l’ambasciata americana a Teheran, con la presa in ostaggio di 52 statunitensi.

Khomeini divenne allora guida suprema, capo spirituale e politico dell’Iran, dal 1979 al 1989. Il regime da lui instaurato inaugurò in Iran una linea di potere teocratica pressoché assoluta, riportando l’Islam al centro di tutta la vita politica e sociale del Paese e guardando agli Stati Uniti come un nemico giurato in materia di costumi e politica internazionale.

Khomeini impose l’abolizione del divorzio, la proibizione dell’aborto e per le donne l’abbassamento dell’età minima per il matrimonio a 9 anni, imponendo loro l’obbligo del velo nero integrale, il chador. Secondo la legge della Sharia, Khomeini impose la pena di morte per l’adulterio, e per la bestemmia contro Allah o il profeta Maometto.

Dal 1980 al 1988, Khomeini guidò l’Iran sciita in una guerra col confinante Iraq sunnita di Saddam Hussein, costata la vita a due milioni di persone. Khomeini morì di cancro il 3 giugno 1989.