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Le migrazioni anfibie minacciano la nostra catena alimentare

Le migrazioni anfibie minacciano la nostra catena alimentare

Le migrazioni anfibie minacciano la nostra catena alimentare

dell’Onorevole Joe Volpe, Editore

TORONTO – Ci sono invasioni aliene virtualmente dappertutto nel mondo. Gli europei devono farsi carico dell’incontrollabile scia di rifugiati migranti. Trump e i suoi sostenitori americani devono fare i conti con “stupratori, assassini e spacciatori di droga dal Messico”, ben undici milioni di loro.

I muri sono stati una soluzione veloce favorita dappertutto. I cinesi eressero la Grande Muraglia per difendersi dai mongoli e da altre popolazioni. I romani costruirono il Vallo di Adriano per tenere fuori dall’Inghilterra i Pitti e gli Scotti. In tempi di più recenti, i berlinesi dell’Est circondarono quelli dell’Ovest.

Appena pochi anni fa, Bibi Netanyahu, ispirato dal favoloso successo dei suoi predecessori nella corsa per rendere sicuri i confini e definire nazioni, ne mise uno per mantenere i palestinesi fuori da Israele.

Ma questi possono tenere fuori dai nostri supermercati lavoratori anfibi senza documenti? Sì, avete letto correttamente. Le rane stanno entrando segretamente nel nostro paese anche se non hanno le qualifiche per farlo e, detto con tutta franchezza, noi non le vogliamo.

Certo, le rane sono brave a controllare parassiti e insetti non voluti, specialmente da quando stiamo prendendo le distanze dai pesticidi chimici. Ma le vorreste come vicini o come accompagnamento alla vostra insalata? Lo sapete, quelle fatte con foglie di insalata mischiate che non coltiviamo più ma che importiamo tutto l’anno.

Diavoli infidi. È quasi come se loro stabilissero una relazione simbiotica con le verdure che loro stesse dovrebbero proteggere. E adesso stanno seguendo il prodotto per il quale lavorano così duramente per liberarlo da fastidiose creature, bene, pero’ si sospetta che portino con loro batteri non voluti.

E così si mettono a rischio la propria vita, nascondendosi dentro buste di plastica con poca aria così che possono attraversare il confine prima che Trump o qualcun altro convinca a erigere un muro lungo la frontiera canadese, bloccando l’accesso alla terra promessa.

Ma non conoscono i nostri valori. Non sanno come mangiamo. Non sanno parlare la nostra lingua.

E se potessero provare a farlo, le rane non supererebbero un test di lingua: loro emettono solamente un secco e incomprensibile gracido, un Ribbit, qualunque sia la domanda che viene posta. Loro non possono nemmeno sperare di scappare dalla detenzione di super investigatori perché la gente viziata è anche disposta ad usare una linea di informatori per di tenerle fuori.

Ahimè, una certa casalinga dopo aver scoperto Froggy (nome di convenienza, con sé non aveva alcun documento), ha chiamato il Dipartimento sanitario di Peel, dopo averlo trovato (tragicamente senza segnali vitali) alla fine di una busta chiusa il 13 ottobre 2016, a Brampton.

La risposta iniziale è stata: non è la nostra giurisdizione.

Siccome il clandestino è arrivato attraverso cibo classificato come “confezionato” – borse pre impacchettate – la questione venne girata alla Canadian Food Inspection Agency. Si tratta dell’equivalente della Canadian Border Service Agency, il cui lavoro di tenere fuori gli esseri umani indesiderati.

Incapaci di risolvere il dilemma che i documenti avrebbero imposto su quei burocrati che controllano per farci stare in salute e sicuri, entrambe le agenzie hanno detto alla reporter Pamela Douglas di Metroland Media che loro non potevano fare nulla. Si tratta di una di quelle cose: molto rara, ci hanno rassicurato.

Eccetto che i fratelli maggiori di Froggy hanno fatto notizia nell’Huffington Post dell’ottobre 2012, nel Wall Street Journal a dicembre del 2013, e in una lunga pletora di quotidiani inglesi a dicembre del 2015. Si tratta di una lista indicativa o è veramente un incidente isolato?

L’Inghilterra post Brexit ha fatto capire ai lavoratori polacchi, italiani e portoghesi che non sono più benvenuti. L’America di Trump minaccia di fare lo stesso con i Latinos? Chi sarà il prossimo, si chiede Froggy?

Girando attorno alla questione, cercando di fornire rassicurazioni maggiori, Vickey Leung, portavoce della catena dei supermarket che è servita come conduttore per le ambizioni illecite di Froggy, ha dichiarato: “È una nostra policy: tutti i prodotti offerti in vendita devono essere sicuri e in regola con tutti i requisiti regolamentari del governo”.

Ecco qua. Froggy sarà un fuori legge: è qua illegalmente. Solo lui è il colpevole. Il fatto che non possa leggere i regolamenti non lo assolve di certo dall’obbligo di non entrare nel Paese! Lui era chiaramente una minaccia alla nostra sicurezza e salute, ha sostenuto la casalinga. Leung non avrebbe detto che la sua compagnia era complice nell’atto illegale di Froggy, o se i suoi colleghi di lavoro avessero contrabbandato la rana fino a qui.

Né gli ufficiali della Polizia Linguistica né quelli dell’Immigrazione sono stati contattati per spiegazioni.

Froggy non si trovava nella condizione di offrire una spiegazione razionale. Nonostante ciò, in quella che sembrava essere una tattica diversiva, Leung ha aggiunto che “noi raccomandiamo che la frutta e le verdure crude non confezionate(quali hanno servito dal nascondino per la rana) siano ben lavate prima del consumo”.

Froggy, come noi, è “proteine”. Forse gli spioni sono dei complici dopo il fatto.

Lei non ha suggerito che i regolamenti governativi permettano il marketing dei beni maneggiati da agricoltori non puliti, forse infettati dai pesticidi, probabilmente anche essi lavoratori senza documenti (illegali) e che probabilmente hanno consigliato Froggy di andarsene mentre era il momento propizio.

Il supermercato ha restituito il costo dell’insalata… e probabilmente ha offerto di assorbire i costi di sepoltura di Froggy. Ma questo non lo abbiamo chiesto.

(Lunedì 17 ottobre 2016)

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