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L’On. Boschi: Italocanadesi importanti per l’Italia

L’On. Boschi: Italocanadesi importanti per l’Italia

Nella foto: Da sinistra: Antonio Giannetti, la ministra Maria ElenacBoschiPat Tremamunno  Dan Montesano
 

 
TORONTO – Nei circoli canadesi della politica, la visita a Toronto e Montreal della ministra Maria Elena Boschi, sottosegretaria al governo italiano, verrebbe definita una classica “offensiva da fascino”, senza nessuna sorta di fraintendimento.
Il governo italiano chiuderà presto il suo programma di lavoro e chiederà ai suoi cittadini il rinnovo del mandato. Il clima politico, quanto mai stabile o prevedibile, sta dimostrando quanto sia impegnativo per il Partito Democratico (Pd) affermarsi come partito dominante del Paese.
Gli aderenti al Pd in Canada saranno presto interpellati per assicurare che ci sia il rientro di almeno due dei tre parlamentari, che America del Nord e del Centro – unite in un unico collegio elettorale – hanno il diritto di mandare per rappresentare i loro interessi nel parlamento italiano.
Potrebbero puntare a tre su tre, ma la “regola del proporzionale” preclude praticamente un colpo di scopa (l’esclusione) da parte di uno dei partiti principali.
Il pacchetto delle riforme costituzionali, che la ministra Boschi ha condotto verso il consenso parlamentare, l’avrebbe potuto garantire, ma il referendum richiesto per l’approvazione non ha portato gli esiti sperati inizialmente. 
Le divisioni interne al Pd stesso, il timore di pedere l’influenza dei partiti più piccoli, la diffidenza sostenuta da una “demagogia populista”, resa “legittima” dagli eventi in Inghilterra e negli Stati Uniti, hanno deviato le intenzioni del governo.
Il potere è passato ai dissidenti, all’interno e oltre governo, e – almeno per il momento – la certezza politica è definitivamente diminuita. L’allora capo di governo, Matteo Renzi, presentò le sue dimissioni per riorganizzarsi. Alcuni a lui leali, e tra questi la ministra Boschi, o hanno seguito il suo esempio o sono stati ri-diretti a incarichi meno importanti.
Un governo ad interim, guidato dal premier Gentiloni, sta compiendo diligentemente sforzi per riportare l’Italia “sulla retta via”. Ma ora, il proverbiale “ogni voto (e ogni deputato) conta” è il nuovo grido d’azione. 
Gli irriducibili seguaci del Pd, e cittadini ordinari, dovranno essere re-invogliati e richiamati alle motivazioni che rendono l’Italia, il suo governo e la sua gente importanti per il Canada e viceversa.
A tutta apparenza, la ministra Boschi è il personaggio perfettamente adatto al compito, almeno per quel limitato, ma quasi adulatore gruppo rappresentante le varie organizzazioni italiane, il personale del Consolato, i componenti della classe imprenditoriale e attivisti del Pd locali presenti alla serata.
Questi soggetti compongono la chiave delle fortune elettorali del suo partito, nel Nord e Centro America. Circa 76mila dei 200mila e più potenziali elettori risiedono nella Toronto metropolitana. A Montreal vive il consecutivo gruppo più numeroso, all’incirca supera i 35mila. New York è al terzo posto.
La Boschi è venuta ad accarezzare il loro amor proprio. Rappresentano infatti il più grande gruppo di italiani “ambasciatori/corpo diplomatico” del Continente, ha sostenuto. 
Il Canada è fondamentale per gli interessi a lungo termine dell’Italia, ugualmente lo è l’Italia per il Canada, soprattutto ora, come accesso in Europa nell’ambito dell’accordo Ceta. L’Italia comincia a rialzarsi dalla crisi economica che aveva realmente paralizzato il Paese per una buona parte degli ultimi dieci anni.
Gli italiani dovunque hanno molto da essere fieri, ha detto la sottosegretaria, non solo nella condivisione culturale della storia e dell’influenza sulla civiltà occidentale, ma anche attualmente nello sviluppo e la promozione di una struttura di valori che esalti la dignità e il senso di responsabilità verso il prossimo. 
Appena la settimana scorsa, l’Unione Europea ha lodato pubblicamente il Paese per il suo unilaterale lavoro nel salvataggio e nell’accoglienza dei rifugiati, 350mila negli ultimi ventiquattro mesi (circa dieci volte di più di quelli ricevuti in Canada).
Il suo messaggio, garbatamente rivolto, chiaramente espresso: questo non è il tempo di gloriarci del nostro potere e della nostra influenza, o farci prendere dalla nostalgia. Invece, come “noblesse oblige”, è il tempo di esercitare il nostro dovere. “C’è del lavoro da fare… insieme”, ha proposto.
Come manifestato dallo sciame degli amanti dei selfie che l’ha circondata, il suo vorticoso viaggio e il suo messaggio sono stati ben accetti.
 
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