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L’accordo commerciale del Ceta sta per essere affossato

L’accordo commerciale del Ceta sta per essere affossato

L’accordo commerciale del Ceta sta per essere affossato

dell’Onorevole Joe Volpe, Editore

TORONTO – Sono pronto a scommettere che voi siete tra il 99,999% dei canadesi che, fino a venerdì 21 ottobre, non sapevano nulla di un posto chiamato Vallonia. Adesso lo sappiamo. I suoi cittadini hanno detto al Canada: “Grazie, ma non se ne fa nulla, non crediamo che un accordo di libero scambio con il Canada possa servire ai nostri interessi”.

Anni di negoziati sono stati spazzati via. Ma la Vallonia ha l’autorità giurisdizionale per mettere i freni all’accordo di libero scambio tra la più grande economia del mondo – l’Europa – e un attore significativo ma relativamente minore – il Canada – ansioso di entrare nel gruppo? La risposta è sì.

Tutti i parlamenti dei 28 Stati membri dell’Europa devono ratificare l’accordo prima che questo diventi operativo. Ognuno degli Stati membri ha il proprio sistema di approvazione interno prima che il voto arrivi all’assemblea legislativa nazionale.

La Vallonia è una regione costituente del Belgio. Non è molto conosciuta dai canadesi come Flanders, i cui campi sono stati immortalati dal poeta soldato canadese John McCrea. È altamente industrializzata, con circa il 55 per cento dell’intera popolazione del Paese.

Per i valloni, come per gli altri europei, le questioni di libero scambio sono collegate al libero movimento di beni, servizi e lavoro. Una delle loro preoccupazioni, secondo gli insiders, era apparentemente l’Immigrazione del Canada e la “mobilità lavorativa”.

A meno che gli europei facciano pressioni sul Belgio per convincere uno dei suoi “governi provinciali”, l’accordo è morto e sepolto.

E questo sarebbe grave. Secondo il Government of Canada Trade and Investments Activity, (i dati completi più recenti sono del 2004-2009) il Canada esporta merce in Belgio del valore di 1,9 miliardi di dollari e importa da lì merce per un valore di 1,45 miliardi di dollari.

Il Belgio vende “prodotti finiti”. Noi vendiamo risorse primarie. Infatti, noi abbiamo una bilancia commerciale negativa in ogni settore eccetto quello.

Ma noi competiamo con i belgi in alcuni settori cruciali dei macchinari (aviazione e produzione di treni). A livello mondiale, l’impatto del commercio del Canada è piccolo (circa il 2,6 per cento di merce esportata e il 2,7 per cento di merce importata) e la maggior parte di questo è prettamente nordamericano: gli Usa consumano il 76,7 per cento delle nostre esportazioni e assicurano il 53 per cento delle nostre importazioni.

Oltre a questo, più della metà di questo è il risultato dell’attività prodotta da Affiliati Esteri – compagnie straniere che operano al di fuori del Canada.

Comprensibilmente, alcuni europei fanno fatica a distinguere il Canada dagli Stati Uniti nella scala del Commercio Internazionale. Questo significa che il Ceta è potenzialmente più importanti per noi che per loro.

Questo significa anche che alcuni di loro (i valloni, ad esempio) potrebbero vedere il Ceta come un’incursione americana in Europa di nascosto.

Per questi, è come mettere il carro davanti ai buoi: meglio aspettare che i negoziati Usa-Europa abbiano il loro corso.

Da questo lato dell’Atlantico, ci sono coloro che si preparano a sfidare il Ceta perché i diritti extraterritoriali che questo garantisce a Paesi che operano globalmente infrangerebbero la sovranità canadese.

Essi si stanno preparando a sfidare l’autorità del governo federale nella ratifica di tale accordo, in tutti i tribunali fino alla Corte Suprema.

A meno che i valloni non cambino idea, non sapremo mai quale potrebbe essere l’esito di questo caso legale.

(Lunedì 24 ottobre 2016)

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