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In Nord America abbiamo ancora pochi dati

In Nord America abbiamo ancora pochi dati

In Nord America abbiamo ancora pochi dati

TORONTO – Esiste una parola chiave per capire la risposta globale e la reazione al Nuovo Coronavirus, convenientemente battezzato Covid-19. Si trova proprio nel nome: Nuovo. Come dire, nuovo, per noi; come in, “stiamo lavorando su ipotesi, proiezioni basate su altre ipotesi e modelli per quelle proiezioni che dipendono da dati non testati.

Ah, Dati, così di€fficile da trovare. Così gelosamente custoditi da potenziali altri beneficiari. Così strategicamente diƒusi da suscitare domande riguardanti l’autenticità, la tempestività e l’a€ffidabilità. Mancano le prove.

Ma questo non significa che non abbiamo qualche evidenza che ci guidi attraverso questa crisi sanitaria. È una crisi, non solo per le anime sfortunate che contraggono la malattia e muoiono. Dovremmo dedicare giustamente le risorse alla risoluzione dei problemi sanitari (le cause microbiologiche, i trattamenti terapeutici di oggi e i “vaccini” per il futuro). Abbiamo la capacità.

Conosciamo anche, a quanto pare, un fattore chiave su questo virus. Si tratta di una malattia respiratoria, una polmonite di categoria killer come le altre che l’anno preceduta, e viene in mente la SARS. Ma se abbiamo “appreso delle lezioni” da quell’esperienza della SARS, nessuno le condivide con il grande pubblico, o queste lezioni non hanno alcuna applicazione con il Covid-19 di oggi.

Le dichiarazioni pubbliche più genuine – anche se un po’ deprimenti – sono giunte dallo scienziato statunitense Antonio Fauci, direttore dell’Istituto Nazionale dell’Agenzia Sanitaria per le Malattie Infettive e Allergia, e dalla dottoressa Deborah Birks, coordinatrice per la risposta al coronavirus della Casa Bianca, durante un conferenza stampa alla Casa Bianca lo scorso 26 marzo.

In breve, il dottor Fauci (che ha una reputazione senza precedenti, guadagnata nel corso di una carriera che copre cinque decenni) ha detto “quando otteniamo i dati” saremo in grado di sviluppare le strategie effi€caci e sicure.

In altre parole, almeno in Nord America, non abbiamo dati. Con oltre 124.763 “contagiati confermati” in pochi giorni, e tamponi adesso effettuati a grande velocità, gli Stati Uniti stanno per ottenere i dati relativi al Covid-19 ed al suo comportamento.

Nel frattempo, Fauci è costantemente al telefono con i colleghi in Italia – l’epicentro europeo – come la Spagna ed altri, per monitorare e scambiare informazioni che potenzialmente portano a strategie di contenimento a breve termine. Si ha un senso di rassicurazione che un adulto sia al comando.

La sua collega, dottoressa Deb Birks, è stata altrettanto professionale nello spiegare come i numeri sono destinati al consumo pubblico e per le iniziative di ordine pubblico.

La “precisione relativa” è determinata da modelli ingegneristici dipendenti dalle fonti, dalla qualità, dalla prontezza e dall’ampiezza delle informazioni fornite ad organizzazioni come il Centro per il Controllo delle Malattie statunitense, con la collaborazione di altri enti internazionali, e per organizzare modelli che traccino il virus come quello del Centro Universitario di Scienze e Ingegneria dei Sistemi Johns Hopkins.

Come ha sottolineato, il modello dipende dalla (1) segnalazione, (2) tamponi, per lo più post infezione, (3) estrapolando i numeri da applicare alla popolazione più grande e (4) azioni supplementari sui “sopravvissuti” al fine di trarre alcune conclusioni ragionevoli per quanto riguarda i tassi di infezione e quelli più a rischio.

Maggiore è il numero di test standardizzati, migliore è la qualità dei dati riportati. Gli Stati Uniti non hanno fatto praticamente nessun tampone, fino a due settimane fa, e si trovavano già almeno due settimane indietro rispetto all’esperienza italiana.

In Ontario, secondo un’analisi di due giornalisti del Toronto Star, Ed Webb e Kenyon Wallace, il tasso di infezione dell’Ontario è di circa 3,3 per mille tamponi completati, mentre gli arretrati di coloro che sono in attesa di essere esaminati sta crescendo. Probabilmente continuerà a farlo per altre tre settimane fino a quando la provincia non raggiungerà una capacità di effettuare più di 18.000 tamponi al giorno, assai più dei 2.400 effettuati l’altro giorno.

Tanto vale l’affermazione che abbiamo imparato molto dalla SARS! Dovremmo essere grati che i numeri disponibili a livello globale suggeriscano finora un tasso di contagio di poco superiore all’1% della cittadinanza.

I numeri CSSE per la Cina sono rimasti invariati per più di una settimana. I totali dei casi confermati sono quasi in linea con la somma dei defunti e delle persone guarite. Solo 3.600 casi confermati su 81.999 sono ancora attivi (dati del 28 marzo).

Nessun altro Paese è neanche lontanamente vicino. Più significativo, il 91.6% di quelli confermati come infetti sono elencati come recuperati. Che cosa hanno imparato che non condividono? O non stanno riferendo il tutto.