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In gioco il futuro del partito al governo in Ontario

In gioco il futuro del partito al governo in Ontario

In gioco il futuro del partito al governo in Ontario

dell’Onorevole Joe Volpe, Editore

TORONTO – Questo fine settimana potrebbe essere decisivo per le sorti della premier Kathleen Wynne. Il suo partito si riunisce per azzerare tutto ed esplorare nuove direzioni. I lealisti faranno buon viso per assicurare che rimanga parte integrante di queste direzioni.

Sarà un impegno coraggioso. Mentre scrivo i risultati delle byelection di Niagara Falls e Ottawa non sono ancora noti, ma saranno sulla bocca di tutti mentre i membri del partito si aggireranno per le sale della convention. L’atmosfera non sarà di festa, a prescindere dall’esito.

Questo perché i sondaggi per vari mesi sono stati brutali coi liberali al governo e con la premier. Certo, in generale i sondaggi hanno perso molta della loro credibilità ultimamente, ma in Ontario hanno sempre denunciato tre criticità per la premier stessa (e di conseguenza per il suo partito).

Il suo indice di gradimento è costantemente sotto il 20 per cento e va al ribasso. Come ha detto in un momento di scoramento un assistente di Queen’s Park: “com’è possibile che adesso a non faccia meglio di quel manichino?”, riferendosi non troppo velatamente al leader virtualmente sconosciuto dei conservatori.

È un argomento convincente, che mette ansia ai liberali che hanno una poltrona e devono tenersela se vogliono continuare a governare. Ma il livello del sostegno del partito è in ugual misura sconcertante dato che fa esageratamente affidamento su Toronto. È davvero difficile che, con la premier Wynne al comando, molti dei candidati liberali fuori da Downtown Toronto, in parti di Ottawa e del Nord Ontario assaporino il nettare della vittoria di qui a 18 mesi.

In terzo luogo, i sondaggisti fanno in continuazione domande a cui nessun leader politico vuole o deve rispondere – domande che in quel contesto si usava indicare con “quando hai smesso di picchiare tua moglie?”. Discussioni che sono invariabilmente cariche di linguaggio provocatorio, che puntano il dito contro favoritismo, incompetenza e corruzione. Vero o no, il faccia a faccia Clinton-Trump dimostra che la frequenza e la quantità degli “attacchi” tendono a centrare il bersaglio.

Lei e il partito devono cambiare strada, ma è più facile a dirsi che a farsi. La premier Wynne si è concentrata su una questione di eredità che è di natura “sociale/educativa”.

Chi è interessato ad argomenti strettamente economici, di disponibilità finanziaria, ha iniziato a guardare oltre, per così dire.

Alcuni di questi, specialmente i sindacati del settore edile e commerciale, hanno iniziato a incoraggiare i loro rappresentanti nel governo perché diano il via al piano organizzativo richiesto nell’eventualità che la premier decida, nel nuovo anno, di lasciare il suo posto invece di battersi per mantenerlo. Hanno strutture organizzative già pronte in grado di avere un effetto immediato sui piani futuri.

Le voci stanno diventando sempre più insistenti e i ministri sempre più apertamente rilasciano “dichiarazioni” il cui impatto si misura solo in termini di possibili delegati in vista di tale eventualità.

La premier è ancora la premier. Le condizioni politiche possono sempre cambiare. Alcuni di questi ministri dovrebbero calmarsi, se non vogliono che la loro impazienza si trasformi in lacrime, per loro e per i loro colleghi.

(Venerdì 18 novembre 2016)

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