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Il tentato colpo di Stato da parte dell’Fbi

Il tentato colpo di Stato da parte dell’Fbi

Il tentato colpo di Stato da parte dell’Fbi

dell’Onorevole Joe Volpe, Editore

TORONTO – Caro James Comey, direttore dell’Fbi (Usa), le presento Giuliano Zaccardelli ex-commissario dell’Rcmp. Io e lei non ci conosciamo, però una volta conoscevo Zaccardelli.

Se l’avessi presentato prima della sua disastrosa decisione di scrivere ai membri del Congresso – inizialmente repubblicani – lei forse avrebbe considerato differentemente i meriti e la saggezza della sua decisione preoccupante di intervenire in una campagna elettorale proprio quando i contendenti stavano per attraversare la proverbiale linea finale.

Così facendo, lei ha riaperto la questione delle email sul server privato di Hillary Clinton. Quelle email che l’Fbi aveva già concluso (dopo indagini esaustive) di non aver alcun impatto sulla sicurezza degli Stati Uniti.

Chissà forse lei avrà cambiato parere. Ho letto la sua lettera. È stata scritta in un linguaggio talmente attento che nessuno adesso ci capisce il famoso cavolo. Solo chi è di parte o chi agisce con malizia di intento potrebbe mai accusare l’ex Segretario di Stato d’essersi comportata in una maniera altra che professionale.

Come prevedibile, Donald Trump – il più estremo fra questi ultra – ha colto la palla al balzo per gettarsi addosso alla sua rivale utilizzando i più sfrenati vocaboli immaginabili. Lui si è riferito alle azioni di Hillary come dati di fatti “criminali”; alla rivale come “una disonesta” e a lei, Signor Comey, come finalmente coraggioso abbastanza per portare avanti una parvenza di giustizia.

Nessuna corte di giustizia ha determinato tutto ciò. Nessun capo d’imputazione è stato messo. Nessuna accusa da alcuna giurisdizione responsabile e’ stata fatta.

Solo la spacconata di un moribondo Lazzaro politico, premuroso di dare un po’ di vita alla sua campagna ormai da cimitero.

Caro Comey, inutile protestare di aver agito secondo un codice di condotta morale. Visto che anche le istruzioni dei suoi superiori volevano un altro comportamento, uno non può fare altro che suggerire che lei è altamente ingenuo, e pensa che il pubblico americano lo sia così; oppure lei è troppo di parte per occupare la posizione che gestisce attualmente.

C’è una interpretazione peggiore: che lei è stupido e considera gli americani di esserlo alquanto.

In ogni caso, Giuliano Zaccardelli decise di fare qualcosa di simile tre settimane prima delle elezioni federali in Canada a cavallo delle festività natalizie 2005-06.

L’Rcmp stava facendo delle indagini su fuga di notizie da parte di un insider sull’update economico del novembre 2005. La questione era stata trattata nella Camera dei Deputati e altrove. Il governo di Paul Martin venne sconfitto durante un voto di fiducia che costrinse il Paese a tornare alle urne.

Zaccardelli se ne fece carico, quindi, e alla fine di dicembre avvisò una deputata dell’opposizione che l’Rcmp stava portando avanti un’indagine fino all’ufficio del ministro delle Finanze. Quando la deputata non rispose, l’Rcmp mandò una nota alla suo ufficio elettorale per dirle che avrebbe dovuto controllare la sua posta.

Il resto è ormai storia. Il partito di governo venne sconfitto alle urne sulla base di accuse senza restrizioni di corruzione e di ogni perfidia conosciuta dagli esseri umani – accuse rese “credibili” perché l’Rcmp stava indagando durante le elezioni.

In seguito fu dimostrato che le accuse che avevano fatto scattare le indagini erano prive di fondamento e l’ex ministro delle Finanze venne totalmente esonerato.

Piccola soddisfazione. Reputazioni e carriere vennero distrutte. Ci vollero dieci anni prima che il suo partito tornasse al potere.

Chissà cosa spinse Zaccardelli ad avere il suo “momento eureka”. Iniziarono a venire a galla teorie di cospirazione immediatamente. Lui fini’ per inseguire una carriera a livello internazionale.

Il team di Clinton si trova davanti la stessa prospettiva che affrontò Martin. Trump, che non riesce proprio a frenare i suoi impulsi rabbiosi e da buffone, potrebbe farcela e finire alla Casa Bianca invece che nella Casa Grande dove lui dice che la Clinton appartiene.

(Lunedì 31 ottobre 2016)

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