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Il caffè, una “specie di tiramisù”: cosa c’è nella vostra tazza? 

Il caffè, una “specie di tiramisù”: cosa c’è nella vostra tazza? 

Il caffè, una “specie di tiramisù”: cosa c’è nella vostra tazza? 

TORONTO – Non c’è niente che risvegli i sensi come l’aroma del caffè appena preparato. Che si tratti del primo sorso della giornata, o di una moka intera per aiutarvi a superare una lunga notte, il caffè è una delle bevande preferite al mondo.

Ogni giorno, a livello globale, la gente consuma circa 2,25 miliardi di tazze di caffè. Secondo la Coffee Association of Canada, i canadesi bevono, in media, due tazze al giorno.

Per gli amanti del caffè che come prima cosa al mattino hanno bisogno di quella scossa di caffeina, il valore della bevanda popolare può essere inestimabile. Non sorprende dunque che il settore della “caffeina” sia un grande business o che valga circa 300 miliardi di dollari in tutto il mondo (tutti i valori rappresentati in dollari canadesi).

Vi siete mai chiesti cosa c’è in quella che gli anglofoni chiamano “cup of Joe” – tazza di caffè?

Tutto parte dalla fonte – il coltivatore. Ci sono due qualità principali di chicchi di caffè nel mondo, l’Arabica e la Robusta. Originario degli altopiani sud-occidentali dell’Etiopia, il chicco dell’Arabica è il più popolare tra gli intenditori che preferiscono un gusto più liscio e magari più dolce. La Robusta è la scelta preferita tra coloro che preferiscono un sapore più audace e amaro. È proprio la scelta della giusta miscela bilanciata che rende eccezionale una tazzina di caffè espresso.

Dalla coltivazione, alla produzione, all’esportazione, gran parte dell’attività legata al caffè è concentrata nel sud del mondo. Il Brasile, col 37,5%, domina la produzione mondiale. La percentuale si traduce in quasi 65 milioni di sacchi di chicchi di caffè: ogni sacco ripieno pesa 60 chili.

Fra i maggiori produttori/esportatori troviamo il Vietnam, col suo 17,4% del mercato globale, al secondo posto è la Colombia con l’8%, (grafico 1).

Nel 2018, circa 7,2 milioni di tonnellate di chicchi di caffè verde sono stati esportati, a livello internazionale, per un valore di 25 miliardi di dollari. La fase successiva nella produzione dei chicchi di caffè verdi è la tostatura. In questa fase, emerge il vero colore, la ricchezza e il sapore dei chicchi che così acquistano il caratteristico colore marrone, più o meno scuro. Il valore totale delle esportazioni di chicchi tostati è di circa 14 miliardi di dollari.

Nel 2018, tra i principali esportatori di caffè tostato (in base al valore del caffè) c’era la Svizzera con un volume pari a 3 miliardi di dollari. Ciò è dovuto in parte al prezzo iperbolico dei chicchi tostati nel Paese alpino che non ha sbocco sul mare (grafico 2).

In Italia, uno dei maggiori consumatori di caffè tra i Paesi europei, il valore totale dei chicchi di caffè tostati esportati ammonta a circa due miliardi di dollari. Com’è palese, il caffè ha un ruolo particolare nella cultura italiana. Dunque, di marchi ne esistono in abbondanza. Tra i migliori, i più conosciuti sono Illy e Lavazza.

Quasi il 70% dei consumatori di caffè preferiscono quello espresso. Infatti, per gli Italiani, quando qualcuno nomina il caffè s’intende l’espresso.

In Canada, è difficile camminare in paesi o in città, per più di una quarantina di metri, senza passare davanti ad un Tim Hortons, uno Starbucks, o un Second Cup – tra le principali catene di bar/caffe’. Nel 2018, hanno generato circa 10 miliardi di dollari di vendite.

Tra i principali venditori all’ingrosso però, la Nestlè è in cima alla quota di mercato con il 22,3%.

Alla luce delle restrizioni per il Covid-19 e delle limitazioni relative ai ristoranti/bar in alcune zone, godersi una tazza mentre siete seduti al vostro bar-pasticceria locale potrebbe essere una sfida. La crescente popolarità delle macchine da caffè monouso consente una maggiore comodità per gustare la bevanda aromatica ovunque.

Come si può immaginare, il posto più popolare per bere il caffè è proprio a casa.