CorrCan Media Group

Combattere un altro tipo di pandemia: la demenza

Combattere un altro tipo di pandemia: la demenza

Combattere un altro tipo di pandemia: la demenza

TORONTO – In un mondo in balia del Covid-19, dal calcolo continuo dei casi al costante cambiamento delle restrizioni (che generano confusione), c’è materiale sufficiente da far perdere la testa. Questo, è già di per sé, degno di tanta attenzione. Anche se non contagiosa, la demenza potrebbe presto diventare la prossima grave crisi di sanità pubblica.

La “demenza” non si riferisce a una singola malattia specifica. È un termine usato per una serie di sintomi causati da disturbi che colpiscono il cervello. Ci sono vari tipi, il più comune è l’Alzheimer. I sintomi della demenza includono la perdita del funzionamento cognitivo come pensare, ricordare, ragionare potenziali risoluzioni di problemi, che potrebbe interferire con le normali attività quotidiane. Quanto è grave?

In Canada, fino a ieri, ci sono stati oltre 287.000 casi confermati di Covid-19, con un tasso di recupero dell’80%. Per mettere il tutto in prospettiva, oltre 500.000 canadesi convivono con la demenza (circa l’80% dei quali di età superiore ai 65 anni): nessuno è guarito. Con una popolazione che invecchia, tale numero dovrebbe aumentare.

Ogni anno, a circa 25.000 canadesi viene diagnosticata la demenza. Secondo l’Alzheimer Society of Canada, tale numero supererà i 912.000 entro il 2030. I costi annuali stimati per i canadesi per accudire coloro che vivono con demenza ammontano a più di 12 miliardi di dollari.

Tuttavia, i canadesi non sono gli unici a soffrire di disturbi che alterano il cervello. Secondo il rapporto “Burden of Neurological Disorders across the USA” pubblicato su JAMA Neurology, la demenza è uno dei primi tre disturbi neurologici negli Stati Uniti. Vivere con, o aiutare a prendersi cura di, qualcuno con demenza può essere un’esperienza difficile.

La relazione 2020 sulla prevenzione, l’intervento e l’assistenza alla demenza, pubblicata nella Lancet Commission, individua tre nuovi fattori di rischio modificabili: consumo eccessivo di alcol, trauma cranici e inquinamento atmosferico. Oltre a questi tre, altri fattori di rischio includono: ipertensione, ipoacusia, fumo, obesità, depressione, diabete, scarsa istruzione, inattività fi sica e basso livello di contatto sociale, per un totale di dodici fattori di rischio modificabili.

In tutto il mondo, quasi il 40% delle demenze è attribuibile a questi dodici fattori. Gli autori della relazione, il gruppo di esperti medici internazionali che hanno identificato questi fattori di rischio, suggeriscono che si possono adottare misure per prevenire o ritardare il deterioramento del cervello. Se si sapesse che qualcuno sta per inciampare e cadere, sembra facile dire semplicemente “evita di inciampare e non cadrai”.

Eppure, non esiste un semplice consiglio da seguire per evitare lo sviluppo della demenza; tuttavia, ci sono alcune misure che le persone possono mettere in atto per poter mantenere il cervello sano. Ad esempio, il rapporto suggerisce che i cambiamenti nello stile di vita, come mantenersi fisicamente attivi e mangiare sano, possono ridurre il rischio di diabete e obesità. Si può anche ridurre al minimo la quantità di tossine che entrano nel corpo e nel cervello smettendo di fumare e limitando il consumo di alcol.

Secondo gli esperti medici, queste sono solo alcuni cambiamenti che le persone possono adottare per ridurre il rischio di demenza. In un ambiente dove è presente il Covid-19, fattori di rischio come la depressione e l’isolamento sociale possono rivelarsi sfide difficili da gestire per alcuni, soprattutto nella popolazione anziana.

Per esempio, all’inizio della pandemia, quando le strutture hanno chiuso le loro porte ai visitatori al fine di controllare la diffusione del virus, gli anziani che vivevano in case di cura a lunga degenza sono stati privati delle loro famiglie e dei loro amici. Ora, man mano che i casi continuano ad aumentare e vengono messe in atto ulteriori restrizioni, le cose si aggravano. Sarà ancora più difficile per alcuni rimanere fisicamente in contatto per mezzo dei gruppi per attività di presenza dal momento che la maggior parte sono state modificate o sospese per ridurre al minimo la diffusione del virus. Questo potrebbe avere un impatto negativo per coloro che sono vulnerabili all’isolamento sociale e quindi al rischio di una depressione più grave, entrambi fattori di rischio per la demenza.

Come per il virus Covid-19, c’è ancora molto da imparare sulla demenza per quel che concerne cure migliori e cure mediche preventive. Il controllo che si ha sulle scelte dello stile di vita, può potenzialmente fare la differenza nel preservare una mente sana.