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Columbus Centre: Un’icona che rischia di essere sepolta dai condomini

Columbus Centre: Un’icona che rischia di essere sepolta dai condomini

TORONTO – Villa Charities Inc (VCI) e il Toronto Catholic District School Board (TCDSB) sembrano essere stati contagiati dalla nuova malattia appena scoperta, la “Logica Trumpiana”: se posso fare soldi nient’altro conta – Andrà comunque bene!
Nessuna etica, nessuna morale, nessun obbligo dello “spirito della legge”, nessuna  considerazione dell’ampia problematica conseguente alle proprie azioni. Nella politica italiana questo “modo di pensare” è sintetizzato dal partito del “vaffa….” Che purtroppo ha un notevole seguito. Negli USA è riuscito a scegliere il suo porta bandiera, anche se vestito dell’uniforme repubblicana.
Per entrambi i fatti non contano. Quando i misfatti emergono in superficie preferiscono indicare gli inconvenienti come “strategie della comunicazione”, indirizzate a sminuire l’importanza dei “valori” e a dare significato maggiore alla propria “verità alternativa”.
La VCI è ostinata a demolire il Columbus Centre e Villa Colombo  (una struttura per malati cronici e  lungodegenti, totalmente finanziata dal Governo Provinciale). Perché? Per il prezzo del terreno. Il mercato immobiliare insieme al dipartimento per l’urbanistica hanno la capacità di trasformare il sito di Villa Charities in una miniera d’oro multi miliardaria. 
È una tentazione troppo allettante da resistere per quelli che hanno preso il controllo di un’organizzazione comunitaria, assistenziale, senza scopo di lucro.
Hanno trovato un socio volontario nel TCDSB che è pronto a ridimensionare la perdita del Columbus Centre e la sua importanza significante per la comunità italo-canadese della TGHA, costruendo una scuola superiore con strutture da condividere, grazie al “generoso” dono di 32.8 milioni di dollari da parte della Provincia.
La operazioni “dietro le quinte”   per pagare e scambiarsi il terreno e giustificare la costruzione di una TERZA scuola nella zona, nonostante la diminuzione delle iscrizioni, può aver senso solo per quelli con un obiettivo che va oltre i servizi alla comunità e i risultati curriculari dell’istruzione.
Né il TCDSB e né la VCI hanno giustificato il loro “progetto”  al pubblico con una logica che risponda alla necessità, raggiunga un obiettivo lungimirante o proponga una “visione”. La VCI sostiene che è troppo costoso migliorare le carenze delle infrastrutture del Centro e di Villa, per le quali – a seconda dell’ora e del giorno – occorrerebbero rispettivamente otto per l’una e quindici milioni di dollari per l’altra. Dopo 40 anni, Villa Charities Foundation ha un deposito in contanti di circa otto milioni di dollari, senza contare i proventi dei palazzi Caboto Terrace, Casa Del Zotto e Centro Abruzzo, costruiti e sovvenzionati dal governo.
Spinta da una risoluzione del Toronto City Council ad impegnarsi in una significativa consultazione pubblica, la VCI ha inviato una raffica di  email invitando i destinatari ad una “chiacchierata”, ha acquistato un’intera pagina sul Canadian Jewish News, continua a spendere 20mila dollari -a numero- sugli annunci pubblicitari di una rivista con sede a Montreal e ha inviato, per mezzo posta, volantini tipo autoadesivi con la scritta “reimagine”. "Immaginate" cosa si potrebbe realizzare se il direttivo della VCI si dimettesse per far spazio a persone che non si dispiacciono di essere italiane e che potrebbero impegnarsi al servizio della comunità e del servizio sociale. 
Dopo tutto, queste qualità sono responsabili per l’eredità che l’attuale VCI vuole seppellire sotto una mini città di palazzi e townhouse. 
 
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