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Clinton anche solo con l’immagine strabatte Trump

Clinton anche solo con l’immagine strabatte Trump

Clinton anche solo con l’immagine strabatte Trump

dell’Onorevole Joe Volpe, Editore

TORONTO – I consulenti d’immagine di Hillary Clinton hanno vinto il dibattito di mercoledì sera.

Il team della sua campagna, sicuro che, sulla sostanza, se la sarebbe più che cavata, ha deciso di dare al pubblico americano la rappresentazione visiva di come dovrebbe apparire un presidente veramente professionale. Se conta ancora qualcosa.

I capelli perfettamente pettinati in un’acconciatura che trasudava sicurezza e indossando un tailleur coordinato, è salita sul palco con la concentrazione e la padronanza di sé che si attribuiscono a un “cavaliere senza macchia e senza paura”.

Il contrasto con il passo incerto del suo sfidante, Trump – con una cravatta relativamente in disordine, senza senso [lunga fino alle mutande], non abbinata all’abito scuro – non poteva essere più evidente.

In qualche modo si sapeva che non sarebbe stato un “incontro alla pari”. Qualcuno avrebbe potuto dire che il risultato era annunciato… “truccato”, addirittura.

La Clinton ha affrontato le questioni più importanti con una coerenza e un metodo in linea con le aspettative provocate, sul palco, dalla meticolosa rappresentazione visiva richiesta dai suoi collaboratori.

Su immigrazione, politica estera, sicurezza nazionale, preparazione militare, pianificazione economica, mercato globale, posti di lavoro, questioni sociali e di interesse costituzionale le risposte sono state tipicamente chiare e precise. Mi sono chiesto: importa qualcosa a questo punto del gioco?

Gli spettatori possono non essere d’accordo, ma c’erano posizioni da contestare, rigettare o accettare. Ciò che più conta, i “messaggi” non hanno distratto dal “messaggero”, la Clinton. Ha portato avanti l’unico argomento rilevante: “quale America definisce meglio quello che vedete allo specchio ogni mattina?” O, meglio: quale America portereste a giudizio di fronte al mondo?

Come si dice nello sport, la Clinton ha “fatto scuola”. D’altra parte la posizione di Trump su ogni argomento era simile a quella che si attribuisce all’atteggiamento di “ho già deciso, non mi confondere coi fatti”.

Dal punto di vista del dibattito, è stato così a senso unico che ho quasi provato pena per Trump. No, non è vero. Sono rimasto scioccato dal poco riguardo che lui e il suo team hanno dimostrato nei confronti dello spettatore/elettore. Sembravano totalmente indifferenti riguardo qualunque posizione che non discendesse dalla presuntuosa baldanza di un borioso spaccone, e lo hanno “preparato” di conseguenza.

I suoi argomenti su pressoché ogni istanza sembravano un colabrodo. La Clinton lo ha fatto a pezzi su ogni questione. Il suo tono era petulante e piagnucoloso, le sue argomentazioni incerte e sulla difensiva. Accusatorie ma non sostanziali.

Se pure ha “consulenti d’immagine”, non hanno fatto un buon lavoro, così come quelli che hanno strutturato la sua preparazione sugli argomenti. O – è altrettanto probabile – ha pensato di poter fare tutto da solo. Ha i suoi sostenitori, lo potrebbero portare fino al traguardo.

È inquietante però che il suo più significativo contributo in questo dibattito sia stata la dichiarazione in cui ha alluso al rifiuto di accettare il risultato delle elezioni, nel caso in cui non proclamassero lui vincitore.

Il significato sottinteso del dibattito? Dei due pretendenti alla presidenza, la Clinton ha toccato tutti i punti “civili e e civilizzati” come ci si aspetta da un candidato sia duro che preparato. Ma la domanda a cui il pubblico doveva dare una risposta era: voi (americani) siete pronti ad avere un presidente donna?

(Venerdì 21 ottobre 2016)

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