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Ciò che offre il Paradiso per alcuni non basta

Ciò che offre il Paradiso per alcuni non basta

Ciò che offre il Paradiso per alcuni non basta

dell’Onorevole Joe Volpe, Editore

TORONTO – Bisognerebbe simpatizzare con quelli che si assumono l’onere di guidare il dipartimento dell’Immigrazione canadese, ora chiamato Immigration, Refugees and Citizenship Canada. Non è un lavoro semplice.

A volte il ministro assume l’aura del “guardiano” alle porte della terra promessa – un usciere buono, la cui gentilezza permette ai poveri, agli oppressi e a chiunque cerchi una vita migliore di dare un’occhiata di sfuggita a quello che il paradiso (il Canada) può offrire. Ammesso che si sopravviva alla burocrazia.

La documentazione è importante. Significa “legalità” e il fatto che ora sono tutti d’accordo che l’immigrato è sia “necessario” che “benvenuto”. La pazienza è un requisito: sedersi, aspettare, ottenere e (forse) mantenere.

In Italia, un Paese in cui si scrivono trattati sulla posizione della virgola (o era un punto?), gli aspiranti immigrati non aspettano. Alla metà di ottobre 2016, 154mila rifugiati (diciamo immigrati) sono stati salvati dalle acque del Mediterraneo mentre tentavano di raggiungere l’Italia – da non confondere col Paradiso che conosciamo come il Canada.

Il numero stimato di quelli che ce l’hanno fatta senza l’aiuto della Guardia Costiera o sono morti nella traversata è simile. Lo scorso anno, per tutto il 2015, il numero è stato poco più basso. Quasi tutti erano africani “aiutati lungo la strada” da uomini generosi e organizzazioni motivate dall’altruismo: l’Isis, i signori della guerra libici, i mercanti d’armi arabi e i soliti trafficanti di esseri umani e schiavisti del giorno d’oggi.

Nello stesso lasso di tempo, il Canada è riuscito ad accogliere e alloggiare 25mila rifugiati siriani.

L’Italia nel frattempo è/è stata ansiosa di tenere in Italia i suoi stessi abitanti mentre cercava di ospitare questi nuovi arrivati. Sfortunatamente per l’Italia, circa 104mila dei suoi residenti (70%+ di quelli tra i 19 e i 34 anni d’eta’) hanno deciso di cercare una vita migliore altrove. Non in Canada. Non c’è posto.

Non per loro, in ogni caso. L’80% di questi migranti, secondo uno studio di Migrantes corroborato dall’equivalente italiano di Statscan, sono in possesso di diploma universitario o competenze certificate. Non possono entrare in canada, nemmeno con il Working Holiday Visa. Ci sono solo 1.250 posti riservati agli italiani.

Apparentemente non sono persone dagli “ideali condivisi”, come indicato dal precedente governo canadese.

Non molto sembra essere cambiato negli ultimi anni, tranne che un rapporto del dipartimento Immigration, Refugees and Citizenship elenca il numero di persone (insieme al loro Paese di origine) che hanno deciso, dopo un soggiorno in Canada, di rinunciare alla Permanent Residency e hanno lasciato il Paese.

Un attimo – hanno in realtà agito per rinunciare legalmente a ciò che molti altri “tengono in grande considerazione”. Potevano semplicemente andarsene; ma no, volevano esser sicuri di non lasciare tracce, per così dire.

Stando alla scheda qui sopra (tratta dai dati dell’Immigration, Refugees and Citizenship Canada), da giugno 2015 a giugno 2016 questi rifiuti sono stati 15.001, da persone provenienti da 13 Paesi.

Nessuno di questi veniva dall’Italia. Come poteva essere altrimenti? Non entrano, non escono.

(Mercoledì 2 novembre 2016)

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