CorrCan Media Group

Castro, rivoluzionario cubano nel bene e nel male

Castro, rivoluzionario cubano nel bene e nel male

Castro, rivoluzionario cubano nel bene e nel male

dell’Onorevole Joe Volpe, Editore

TORONTO – Non si vuole qui discolpare Justin Trudeau o difendere quello che ha detto in seguito alla scomparsa di Fidel Castro. Non ce n’è bisogno, e sinceramente lo abbiamo criticato su altri argomenti rilevanti per il Canada e più specificamente per gli italocanadesi.

Detto ciò, ammetto di essere stato un membro della delegazione parlamentare in visita a Cuba una ventina d’anni fa. Il viaggio non fu un evento, spendemmo la maggior parte del tempo a incontrare ufficiali (nostri e cubani) per capire meglio i nostri rapporti commerciali.

E, a essere onesti, andare incontro quelli dei nostri vicini/concorrenti del sud. Il Canada post-Mulroney si affannava per assicurarsi un accesso nel mercato con chiunque. Era conseguenza logica prima dell’Accordo di libero mercato e poi del Nafta. Il Canada “credeva veramente” nell’idea di “cambiare [gli altri] con il coinvolgimento”.

Cuba risentiva già dell’uscita della ex Unione Sovietica (e i suoi eredi) dal patto commerciale che aveva garantito all’isola le entrate necessarie a portare la “rivoluzione” alle masse. Gli Usa portavano avanti il loro embargo pensato per soffocare Cuba finché non si fosse sottomessa, o per provocare una contro-rivoluzione – che fosse maledetta la “sofferenza” della popolazione locale.

Non c’era praticamente alcuna attività economica nazionale escluso il business del tabacco, della canna da zucchero (principalmente per il rum) e dell’estrazione del rame, operata da un’azienda canadese. Non si poteva parlare di manifatturiero. Non c’era niente da comprare. Per quanto si sente dire, non è cambiato molto.

Non mancano acqua, sole e sabbia. Castro lavorò duro per convincere gli investitori stranieri che valeva la pena aggirare le politiche commerciali americane e investire nello sviluppo del settore turistico cubano.

Costruttori canadesi, messicani e italiani iniziarono a costruire “enclave turistiche chiuse”. Imprenditori da quei paesi iniziarono ad allargare il loro orizzonte dalle zone costiere all’interno. La creazione di posti di lavoro su larga scala sembrava dietro l’angolo.

I canadesi erano il più numeroso gruppo di turisti, raggiungendo circa il 60 per cento del totale – metà di loro erano italocanadesi che avevano voltato le spalle all’assolato (e pericoloso) Messico in favore dell’ugualmente assolata (ma più economica e sicura) Cuba. Piccole e medie imprese canadesi li seguirono coi loro beni e servizi.

Quando arrivai a Cuba, la popolazione – la stessa per numero di quella dell’Ontario – aveva il livello di istruzione più alto di ogni altro Stato del Centro o Sud America, e parti del Nord America. È ancora così.

Aveva anche la più alta proporzione di dottori per 100mila abitanti dell’emisfero occidentale. È ancora così. Cuba sembrava sul punto di lasciarsi alle spalle il letargo economico dell’America Latina. Castro sembrava allentare le maglie di un sistema autoritario centralizzato in favore del modello cinese emergente detto “economia di mercato socialista”.

Allora, venti anni fa, il rivoluzionario che aveva, contro tutti i pronostici, sconfitto un governo “democratico” corrotto e dispotico, era già avanti con l’età. I suoi probabili eredi facevano già a gara per un posto nel dopo Castro. Era stato ridotto a non più che una figura di rappresentanza. Le sue riforme sembravano destinate al declino.

Erano lontani i giorni in cui Cuba respinse una fallita occupazione americana; quando Fidel provocò una [crisi missilistica] che aveva fatto temere per una Terza guerra mondiale; quando Castro esportò la versione di Cuba di socialismo e uguaglianza attraverso consulenti militari cubani (truppe di prima linea) in Africa (Angola), e in Centro/Sud America con azioni di guerriglia guidate da Che Guevara. Cuba era un catalizzatore di cambiamento – a volte con la forza delle armi.

Non è difficile capire come a Castro potesse essere data la colpa di tutti i mali del mondo – compresi quelli di cui era direttamente responsabile. Non ci si aspetta che i suoi detrattori possano trovare alcun valore da attribuire al suo tempo sulla terra, specialmente adesso che se n’è andato.

Eppure eccolo, 74enne, all’improvviso davanti a noi, al funerale di Pierre Trudeau, 16 anni fa. Era venuto a rendere omaggio a un vecchio amico. Era facile vedere perché avesse affascinato così tante persone: alto, orgoglioso e sicuro di sé, con l’aria di uno che sa di contare “qualcosa” nel mondo, che ha realizzato “qualcosa” partendo da zero. Salutava chi lo guardava con un “buenas tardes” e un leggero cenno del capo in segno di rispetto.

Mia moglie, quasi rapita, si voltò mentre lui passava accanto a noi e sussurrò: “Oh mio Dio, era Fidel Castro?”

Proprio lui.

(Martedì 29 novembre 2016)

Scarica “Castro, rivoluzionario cubano nel bene e nel male”

>> English Version

More in Focus