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Carni rosse, mangiarle sì ma con moderazione

Carni rosse, mangiarle sì ma con moderazione

PHILADELPHIA – Un nuovo studio indica che interrompere il consumo di carne rossa e della carne processata – come salumi, salsicce e wurstel – non sembra apportare dei benefici importanti per la salute.

Anzi, i vantaggi dell’esclusione di questi alimenti sarebbero quasi nulli.

Ad affermarlo è un panel internazionale di esperti dell’American College of Physicians, le cui conclusioni – pubblicate sugli Annals of Internal Medicine- contengono nuove linee guida sull’alimentazione.

Esse indicano che, in generale, non bisogna demonizzare il consumo della carne rossa, eliminandola completamente.

Numerosi recenti studi avevano richiamato l’attenzione sull’importanza di abbassare il contenuto di carne rossa e lavorata per diminuire il rischio di diverse patologie, come alcuni tipi di tumore, diabete e malattie cardiovascolari.

Tanto che nel 2015 lo Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro che fa parte dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha classificato come probabilmente cancerogena la carne rossa (classe 2A) e sicuramente cancerogena la carne lavorata (classe 1).

Per questo molte autorità internazionali, fra cui l’Organizzazione mondiale della sanità, hanno recentemente raccomandato di ridurre l’assunzione di carni rosse (mangiandone non più di tre porzioni a settimana, ovvero non più di 500 grammi) e indicano che un elevato consumo di carni lavorate al giorno (50 grammi) aumentano del 16% il rischio di tumore del colon-retto – che per questo dovrebbero essere evitate quanto più possibile.

Gli autori sono partiti dalla stima del consumo medio di carne rossa e lavorata, in Europa e nell’America settentrionale, che va dalle 2 alle 4 porzioni a settimana.

Un rigoroso insieme di revisioni sulle prove su questo argomento, come scrivono i ricercatori, mostra che i benefici associati alla riduzione del consumo di queste carni sono ridotti se non assenti.

Le ricerche esaminate – 12 trial randomizzati – includono i dati di circa 54mila persone. Dall’analisi non emerge un’associazione statistica significativa o importante fra l’assunzione di carne rossa o lavorata e il rischio di diabete, malattie cardiovascolari e tumori.

In pratica, spiegano gli autori, “non ci sono prove stringenti che carni rosse o lavorate causino queste patologie”. Il dibattito resta aperto.

Giorgio Mitolo

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