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Caos scuola tra risse, botte e guerra alla lingua italiana

Caos scuola tra risse, botte e guerra alla lingua italiana

TORONTO – È inutile nasconder­si dietro un dito: il settore scolasti­co sta vivendo un periodo estrema­mente travagliato e dobbiamo chie­derci se saremo in grado di uscire dalla crisi. In particolare nella Yor­k Region abbiamo assistito a una se­rie di vicende che testimoniano co­me l’istruzione sia entrata in una spi­rale sintomo di degrado, inefficienza e mancanza di controllo. Nell’ultimo anno, nel Provveditorato Cattolico, è andato in scena lo squallido tentati­vo di cancellare l’insegnamento del­la lingua italiana durante la normale settimana scolastica. Ci hanno pro­vato nell’ottobre del 2015, fallendo, sono tornati alla carica nel giugno del 2016, costringendo la comunità a cercare nuove risorse per mantenere in vita i corsi. Nel frattempo, sono di­vampate le polemiche per la chiusu­ra di alcune scuole e lo spostamen­ti di classi e corsi in altri istituti sco­lastici, e questo nonostante la forte protesta dei genitori degli studenti.
Sull’altra sponda, nel Provvedito­rato Pubblico, è divampato lo scon­tro sui messaggi a sfondo razziale, u­na vicenda che è scoppiata come una bomba in mano alla ormai ex chair dello School Board, di fatto defene­strata per non essere stata in grado di gestire la complicata situazione.
Infine, gli ultimi fatti di cronaca confermano il clima di caos in cui versa il settore scolastico. Si mol­tiplicano gli episodi di risse tra stu­denti che si danno appuntamento in parchi e parcheggi per darsela di santa ragione. Il tutto, ovviamente, ripreso da smartphone e telefonini e gettato in pasto dei social media. La barbara moda si sta diffondendo co­me un’epidemia a Toronto e dintor­ni. Ed è di pochi giorni fa il video di un padre che interviene in una rissa dove era coinvolto il .glio prima di essere selvaggiamente preso a calci e pugni dal branco. Per ora, nel cor­so delle indagini, a quattro studen­ti della Cardinal Carter Catholic Hi­gh School e ad altrettanti alunni del­la St. Theresa of Lisieux (due scuo­le dello York Catholic District Scho­ol Board) è stato imposto di stare a casa: ma la polizia, viste le immagini, sta cercando un numero maggiore di adolescenti.
In tutta questa situazione, gli orga­nismi preposti sembrano paralizzati. E se i fiduciari non si pronunciano, a una nostra domanda la responsa­bile delle comunicazioni dello YCD­SB, Sonia Gallo, ha voluto precisare: “LO YCDSB è impegnato a fornire un ambiente scolastico che sia sicu­ro, educativo, positivo e rispettoso”. Ci auguriamo che in futuro i fatti le diano ragione.

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