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Alla ricerca dell’origine del virus e di un vaccino  

Alla ricerca dell’origine del virus e di un vaccino  

Alla ricerca dell’origine del virus e di un vaccino  

TORONTO – Siamo a circa nove mesi dal primo caso segnalato di coronavirus in Canada. C’è un rinnovato interesse su come il Paese reagirà alla seconda ondata di casi. La gente vuole andare avanti.

Eppure, alcune aree della nazione sembra stiano tornando indietro, provocando così una nuova imposizione di restrizioni.

Mentre esiste la convinzione che un vaccino sarà di aiuto, il Canada non ne ha ancora approvato uno. Per la maggior parte è meglio evitare occasioni di contagio adoperando una corretta igiene delle mani, l’allontanamento fisico e l’uso di rivestimenti per il viso – come le mascherine.

Gli scienziati di tutto il mondo stanno lavorando instancabilmente affinché si scopra un vaccino miracoloso per proteggere gli esseri umani da malattie come il coronavirus.

Uno di questi ricercatori lavora proprio nei laboratori canadesi, alla McMaster University, a Hamilton in Ontario. La McMaster è leader nella ricerca e nell’innovazione delle malattie infettive; è dove troverete il dottor Arinjay Banerjee.

Il suo lavoro nella virologia e la comprensione del collegamento tra pipistrelli e virus, che provoca gravi malattie negli esseri umani, è di grande importanza.

Il nocciolo della sua ipotesi è che “il segreto di ciò che fa funzionare il corpo umano si trova negli animali”. Infatti, secondo il Centro statunitense per il controllo e la prevenzione delle malattie, oltre il 75% delle nuove malattie infettive emergenti nell’uomo ha origine negli animali. Si ritiene che questo sia il caso del Covid-19.

Mentre le origini del virus sono ancora avvolte nel mistero, i ricercatori concordano sul fatto che i mammiferi volanti possano coesistere col coronavirus senza gravi effetti alla loro salute. Gli esseri umani invece sviluppano sintomi più gravi che si sono dimostrati mortali, soprattutto tra gli anziani e le persone con un sistema immunitario compromesso.

Durante le prime fasi della pandemia (marzo 2020), il dottor Banerjee si è fatto notare, insieme ad altri scienziati canadesi, quando ha contribuito all’isolamento del coronavirus, definito Covid-19. Questo risultato ha reso più facile per i ricercatori avere accesso per studiare l’agente patogeno per sviluppare test, terapie e vaccini.

Come osservato negli esseri umani, il virus può portare a gravi malattie ed a volte anche alla morte. In Canada, il Covid-19 ha provocato la morte di 9.792 persone. Al 20 ottobre si tratta di un tasso di mortalità del 4,9% su tutti i casi positivi confermati (201.437). Al confronto, nel 2003, quando la sindrome respiratoria acuta grave (SARS) si diffuse in ventisei Paesi, il Canada aveva segnalato 251 casi e 43 decessi attribuibili alla malattia. Sulla base dei dati dell’OMS, alla fine del 2003, il tasso di mortalità della SARS in Canada era del 17% tra i positivi confermati.

Come per il Covid-19, il virus SARS, nel 2003, ebbe forse origine negli animali e poi si è trasferito agli esseri umani. Anche se ancora non è certo, si è pensato che il virus abbia avuto inizio nei pipistrelli, dai quali poi si sarebbe diffuso agli zibetti, prima di arrivare agli esseri umani.

La ricerca si è però esaurita prima che una cura o un vaccino fosse sviluppato. È per questo motivo che la ricerca in corso a Hamilton è di grande importanza. Può sembrare che il sistema immunitario del pipistrello possa essere meglio equipaggiato per gestire virus come Ebola, SARS, MERS e Covid-19.

Per non dare a questi affascinanti mammiferi volanti una reputazione peggiore di quella che già hanno, i pipistrelli possono essere considerati l’incubatrice perfetta per tali pericolosi virus. Quando il coronavirus Covid-19 è presente nei pipistrelli, si manifesta nel fegato, nei reni e negli intestini.

Negli esseri umani, c’è una gamma più vasta di sintomi. La peggiore manifestazione infiammatoria si verifica nei polmoni. Studiando campioni di cute e sangue di pipistrelli nel laboratorio della McMaster, la squadra di ricercatori spera di scoprire cosa renda il loro sistema immunitario così speciale e come riescono a controllare l’infezione.

Scoprire questi segreti potrebbe risultare in un trattamento o in un vaccino efficace. Il Corriere Canadese ha provato a contattare il dottor Banerjee, ma al momento di andare in stampa non aveva ancora risposto.