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Addio a Steve Dikto: dalla sua matita nacque Spiderman

Addio a Steve Dikto: dalla sua matita nacque Spiderman

TORONTO – Avrò avuto sette, al massimo otto anni quando mi ritrovai fra le mani, per la prima volta, uno di quei fumetti. E fu subito amore. “L’Uomo Ragno”, c’era scritto in copertina a caratteri cubitali. E, sotto, uno di quei disegni che avrebbero accompagnato la mia infanzia e la mia adolescenza. Ma anche gli anni a seguire, perché il primo amore non si scorda mai.
è stato uno choc, quindi, qualche giorno fa, scoprire che l’autore di quei disegni, Steve Dikto, è morto. Insieme allo sceneggiatore Stan Lee, che scriveva storie e testi, aveva dato vita nel 1961 allo “spettacolare Uomo Ragno” (così in Italia veniva tradotto l’originale “the amazing Spiderman”) che in Italia approdò negli anni Settanta nella versione in lingua italiana pubblicata dalla Editoriale Corno.
Steve se ne è andato all’età di 90 anni in un modo, peraltro, alquanto triste: la polizia di New York ha trovato il suo corpo privo di vita nel suo appartamento di New York il 29 giugno scorso. E le ragioni del decesso non sono state rese note.
Nato nel 1927 a Johnstown, in Pennsylvania, Ditko è stato una delle colonne della Marvel, e lavorò fianco a fianco con il suo direttore generale, Stan Lee, a partire dall’inizio degli anni Sessanta.
“La famiglia Marvel – si legge in una nota della casa editrice di fumetti – piange la perdita di Steve Ditko. Steve trasformò l’industria e l’universo Marvel, e il suo lavoro non sarà dimenticato”.
Di indole schiva (non concedeva mai interviste e non esistono sue foto recenti), Ditko non si era mai sposato perché il suo matrimonio lo ebbe con la Marvel. Un matrimonio strano, che arrivò alla separazione ma non al divorzio: Steve infatti litigò con Stan e nel 1966 se ne andò dalla casa editrice per approdare alla rivale Dc Comics. Un affronto, come quello di un marito che lascia la moglie per andare a vivere con l’amante. Ma tornò “a casa” anni dopo, nel 1979, per creare altre avventure con la sua magica matita.
A ripensarci oggi, dopo così tanti anni, mi vengono ancora i brividi: quelli che provavo quando correvo all’edicola, nel giorno dell’uscita del fumetto, con la voglia pazza di vedere la copertina e di scoprire il nuovo nemico del mio supereroe preferito: Goblin, l’Uomo Sabbia, Octopus, Lizard, Kingpin… tutti nati da quella matita proprio come lui, l’Uomo Ragno, alias Peter Parker, un ragazzo normale che infilandosi un costume fatto in casa si trasformava in supereroe e sconfiggeva i cattivi per poi tornare alla vita di tutti i giorni.
In tempi in cui non c’erano internet, i cellulari, i computer… niente di niente, un “amico” come Peter era qualcosa di speciale, anche perché noi lettori dell’Uomo Ragno lo consideravamo “uno di noi”: timido, imbranato, con pochi amici, disastroso con le ragazzine…
Sono sincero: io, forse come tanti altri giovanissimi di quegli anni, mi sentivo un po’ come lui.
Pensate che una volta tentai anche di scalare un muro di casa appiccicandomi dello scotch ai palmi delle mani. Non funzionò, ovviamente. Poi sono cresciuto. Peccato…
Ciao, Steve. E grazie. Mi hai fatto sognare.

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