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Strage ai funerali di Soleimani. Gli Usa ora temono i droni

Strage ai funerali di Soleimani. Gli Usa ora temono i droni

TEHERAN – Le autorità iraniane hanno rinviato per ragioni di pubblica sicurezza la sepoltura del generale Qassem Soleimani, nella sua città natale di Kerman, dopo che almeno 50 persone sono morte e oltre 200 sono rimaste ferite nella calca durante la cerimonia funebre.

La morte di numerosi partecipanti alla cerimonia è stata confermata alla tv di stato iraniana dal responsabile nazionale dei servizi di emergenza, Pir Hossein Koolivand.

Alcune immagini diffuse online mostrano scene di panico, con persone che giacciono per strada e altre che tentano di prestare soccorso.

Nel frattempo, il segretario del supremo consiglio iraniano, il contrammiraglio Ali Shamkhani, annunciava “se le forze americane pensano di rimanere tranquille nelle loro basi, distruggeremo sia queste che i loro occupanti. In effetti, sperano di sfuggire alla nostra vendetta e chiudere le porte, ignari che l’ Iran aprirà per loro la porta dell’inferno. Sarà un incubo storico per gli Usa” ha concluso il 64enne ufficiale.

Nel frattempo – come ha riportato, ieri, la CNN – le forze americane in Medio Oriente sono state poste in stato di massima allerta, con le batterie di missili Patriot pronte ad essere azionate, nel timore di possibili attacchi con droni iraniani, secondo l’allarme lanciato dall’intelligence statunitense.

Il Pentagono teme infatti un attacco con i droni – i velivoli senza pilota, ma armati di missili – adoperati da Washington per uccidere Soleimani, la scorsa settimana.

L’intelligence statunitense avrebbe infatti rilevato movimenti nelle basi missilistiche dell’Iran, ma al momento non c’è alcuna conferma sulla natura di queste operazioni, che potrebbe essere sia offensiva che difensiva.

Secondo quanto rivelato da due funzionari del Pentagono all’emittente statunitense, “ci sono indicazioni che abbiamo necessità di monitorare le minacce” anche con più attenzione rispetto a quanto è stato fatto finora.

Inoltre, hanno aggiunto, “tutte le batterie di missili Patriot, pronte a essere azionate, e le forze nell’area sono in stato di massima allerta” in considerazione della “minaccia di un attacco imminente”.

Il sottosegretario di Stato americano, David Hale, sarà a fine settimana a Bruxelles per incontrare i partner europei e discutere delle nuove tensioni con l’Iran.

Lo ha annunciato il segretario di Stato, Mike Pompeo, precisando che “ogni target è stato controllato, ogni azione sarà sempre condotta nel rispetto della legge internazionale”.

Il bombardamento di siti culturali, a cui aveva lunedi fatto riferimento Donald Trump, sarebbe una violazione della convenzione di Ginevra e verrebbe considerato un crimine di guerra.

Pompeo è poi tornato a difendere la decisione di Trump di ordinare l’assassinio mirato di Soleimani “abbiamo potuto vedere con chiarezza la portata delle azioni del generale iraniano, comprese le centinaia di migliaia di massacri in Siria e e l’enorme distruzione in Paesi come Libano ed Iraq” ha concluso il segretario di stato Usa.

Secondo il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, gli Stati Uniti hanno invece “commesso tre grandi errori e pagheranno” per questo, devono essere “pronti alle conseguenze”.

In una dichiarazione al network americano Abc, Zarif ha ribadito che l’Iran “risponderà”. Il capo della diplomazia della Repubblica Islamica è tornato ad accusare gli Stati Uniti per quello che considera un “atto di guerra contro l’Iran” e a insistere sulla “grande pazienza” di Teheran.

“Devono essere pronti alle conseguenze – ha aggiunto – Poi dovranno decidere se entrare in un pantano o fermarsi”.

L’Iran, ha proseguito, agirà quando vorrà, “dopo le necessarie valutazioni”. Il “primo errore” attribuito da Zarif agli Usa è la “violazione della sovranità e dell’integrità territoriale irachena”.

Il ministro ha aggiunto che “la fine della presenza americana in questa regione” sarebbe un “prezzo molto caro da pagare per l’avventurismo di un paio di persone”.

Zarif accusa inoltre gli Stati Uniti di aver “ucciso in un’operazione terroristica uno dei nostri generali in territorio straniero”.

“Il governo dell’Iran è responsabile per la protezione delle vite dei suoi cittadini e dei suoi funzionari – ha detto – ed è ovvio che risponderemo”.

“Non abbiamo nulla contro il popolo americano – ha precisato Zarif – ma il loro governo li sta portando verso l’abisso” ha amaramente concluso.

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