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Sit-in al Ministero: “Riapriamo subito i porti alle navi che trasportano i profughi”

Sit-in al Ministero: “Riapriamo subito i porti alle navi che trasportano i profughi”

ROMA – Ieri mattina all’alba più di 50 attivisti della rete #RestiamoUmani si sono incatenati alla scalinata di ingresso del Ministero dei Trasporti, in via Nomentana a Roma, per protestare in modo pacifico e nonviolento contro le politiche dell’attuale governo che, con la connivenza dell’Ue, stanno causando l’aumento esponenziale del numero di persone che muoiono in mare nel tentativo di raggiungere le coste europee.
Gli attivisti, vestendo giubbotti di salvataggio e salvagenti, hanno inoltre aperto uno striscione con scritto “Naufragi di Stato”.
“Il Mediterraneo è ogni giorno di più teatro di stragi, con centinaia di persone annegate. Riteniamo che lo stato italiano e l’Unione europea siano responsabili di queste morti, che si possono evitare con la presenza di assetti preposti al soccorso, con l’impegno alla creazione di vie legali e sicure per la migrazione, con un’equa distribuzione su scala europea degli sforzi volti a un’adeguata ricezione e accoglienza delle persone in arrivo”, dichiarano le attiviste e gli attivisti.
“Oggi manifestiamo davanti al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti perché – hanno spiegato – bisogna porre subito un freno all’istituzionalizzazione dell’omissione di soccorso e del reato di solidarietà. L’Italia e l’Europa non possono lasciar annegare persone in mare, soprattutto perché l’obbligo di soccorso, sancito dall’articolo 98 della Convenzione Onu sul Diritto del Mare, è il principio chiave del diritto della navigazione e un dovere statuale, messo in atto attraverso la persona del Capitano a bordo della nave chiamata a intervenire, per compiere un imprescindibile atto di solidarietà: tendere una mano, il fondamento della legge tacita dei marinai”.
Gli attivisti hanno ricordato che l’Italia “per molto tempo è stata in prima linea nel Canale di Sicilia, con Guardia Costiera e Marina Militare che hanno salvato centinaia di migliaia di vite. Tuttavia, dall’inizio del 2017 a oggi, stiamo assistendo a una stretta sempre più forte al margine d’azione delle navi civili in mare che soccorrono, testimoniano e denunciano”.
“La Dichiarazione di Malta del febbraio 2017, firmata dall’allora ministro Minniti, ha ufficializzato il supporto europeo alla Libia, concentrando le politiche comuni sul contenimento della migrazione e sull’esternalizzazione delle frontiere, in combinazione con un attacco politico e mediatico alle Ong che prestano soccorso in mare. Il ministro Salvini continua dunque nel solco di una linea già ben tracciata dai governi precedenti”.
“Queste politiche e la riduzione dei soccorsi – hanno proseguito gli attivisti – aumentano il numero di persone che annegano nel Mediterraneo centrale: oltre 1000 confermate dall’inizio dell’anno”.
“Il Canale di Sicilia ha raggiunto il drammatico primato di confine più letale al mondo, con una persona su 7 dispersa nel solo mese di giugno (fonte: Unhcr). Un tragico traguardo, raggiunto per il quinto anno consecutivo, nonostante il calo nel numero di arrivi”.
Tuttavia, nonostante questa situazione drammatica, “alle Ong attualmente presenti in questa parte di Mediterraneo – hanno sottolineato gli attivisti presenti ieri a Roma – viene impedito di lasciare i porti di attracco per andare a soccorrere e di accedere poi a porti ragionevolmente vicini, per mettere in sicurezza le persone tratte in salvo, che non possono essere riportate in Libia. Ricondurre forzosamente in Libia le persone intercettate in mare dagli assetti libici non è una soluzione, ma non è altro che un respingimento per procura. La Libia non è un posto sicuro, come richiede la normativa sul soccorso rispetto al luogo di sbarco”.
“Non ci riconosciamo in un sistema che finanzia e supporta un ciclo di abusi per cui le persone intercettate in mare, una volta rimandate sulle coste libiche, sono soggette ad un regime di detenzione arbitraria ed illimitata e condotte in centri di detenzione governativi, quando non vendute a gruppi criminali. In entrambi i casi sono infinite le testimonianze di torture, stupri, estorsioni”.
E hanno concluso chiedendo “nell’immediato, al Ministero dei Trasporti, in collaborazione con il Ministero dell’Interno, l’apertura dei porti italiani alle navi con persone soccorse in mare a bordo, in condizioni di vulnerabilità” ed invitando a partecipare ai prossimi eventi come la manifestazione a Ventimiglia del 14 luglio, per rivendicare il permesso di soggiorno europeo, il diritto alla mobilità e un nuovo sistema dell’accoglienza.

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