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Siria sotto attacco, la Turchia bombarda senza tregua

Siria sotto attacco, la Turchia bombarda senza tregua

ANKARA – Oltre la frontiera turco siriana, c’è un’altra battaglia che si svolge in queste ore seguita all’invasione delle truppe di Ankara. È quella scatenata dai jihadisti dell’Isis contro i curdi.

Il risveglio del cosiddetto Stato Islamico è il primo, prevedibilissimo risultato del ritiro americano annunciato lunedì da Donald Trump e dell’incursione turca scattata mercoledì.

Ora i terroristi combattuti e sconfitti dai curdi, imprigionati dagli americani, e – sino a ieri – ridotti a cellule dormienti, hanno invece rialzato la testa. Con il rischio che, presto, i loro affiliati escano dalla Siria, passino in Turchia nell’ “autostrada del terrore” che per anni è stata a doppio senso di marcia, e arrivino in Europa. Molti di loro, difatti, hanno passaporto comunitario.

Fonti curdo-siriane rivelano inoltre che le forze turche avrebbero bombardato nella notte una prigione in cui sono detenuti miliziani dell’Isis appartenenti “a oltre 60 Paesi”. Per le Forze democratiche siriane, una coalizione curda e araba costituita nel 2016, si tratterebbe di “un chiaro tentativo” di favorire la fuga dei jihadisti. Il carcere è quello di Chirkin, nella zona di Qamishli.

Dopo che – secondo l’Osservatorio dei diritti umani in Siria – in meno di 24 ore oltre 60mila persone hanno lasciato le loro abitazioni al confine, il secondo giorno delle operazioni turche in Siria, in una giornata chiara e soleggiata, continua a concentrarsi sui due villaggi di Ras al-Ayn e di Tell Abyad, già colpiti nelle prime ore dell’attacco scattato nel pomeriggio di mercoledì e annunciato con un tweet dal presidente Recep Tayyip Erdogan.

Un’azione motivata dal Sultano con l’obiettivo di portare almeno 2 dei 3,6 milioni di profughi siriani ospitati in Turchia verso la loro terra. Il risultato di questo programma di ingegneria demografica è per ora la creazione di nuovi rifugiati. Donne e bambini, in maggior parte, visti fuggire dai centri abitati per ripararsi dagli attacchi portati dai caccia e dall’artiglieria.

Ankara per ora non rivela quale sia il suo obiettivo finale, forse la creazione di quella che definisce come “safe zone”, un corridoio umanitario che separi i combattenti curdi (considerati terroristi) dalla propria frontiera. Non si sa fin quando vuole attaccare e dove intende arrivare. Intanto i morti si contano già a decine.

Giorgio Mitolo

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