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Siria: assalto finale a Idlib, mezzo milione in fuga

Siria: assalto finale a Idlib, mezzo milione in fuga

Siria: assalto finale a Idlib, mezzo milione in fuga

DAMASCO – Un grave scontro diretto tra le forze siriane e quelle turche è in atto nel nord ovest della Siria. L’escalation si è scatenata – negli ultimi giorni – nel cuore della provincia di Idlib, dove già da settimane si era concentrata l’offensiva di Damasco contro le forze ribelli.

Un bilancio ancora parziale è di decine di morti su entrambi i fronti militari, ad eccezione di possibili vittime civili.

Da quando l’offensiva è aumentata di intensità, ossia nelle ultime tre settimane, circa 200mila persone hanno dovuto abbandonare le loro case o i campi profughi dove si erano rifugiati.

E David Swanson, portavoce dell’Ufficio di coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite, ha confermato che – dall’inizio di dicembre – circa 520.000 persone sono sfollate dalla provincia di Idlib, di cui l’80% circa sono donne e bambini.

Secondo la Turchia, gli sfollati da Idlib solo nell’ultima settimana sono stati 151.000, andando ad alimentare la nuova ondata migratoria, finora contenuta, nelle zone sotto controllo turco del nord della Siria, specie nella provincia di Aleppo.

Ma il presidente turco Erdogan ha ribadito che non intende farsi carico dell’esodo di profughi in corso. “La Turchia sostiene i terroristi in Siria” hanno detto ieri fonti del ministero della difesa siriano, citate dai media governativi di Damasco.

Il riferimento è ai miliziani che combattono nella regione nord-occidentale di Idlib contro le forze lealiste e che sono sostenute direttamente o indirettamente da Ankara.

Due giorni fa, scontri senza precedenti tra le forze turche e quelle di Damasco, hanno provocato decine di morti.

“Non tollereremo gli attacchi che ci prendono di mira a Idlib. Ciò che è necessario è stato e sarà fatto”. Lo ha detto il ministro degli esteri turco, Mevlut Cavusoglu, all’indomani del più grave scontro armato tra l’esercito di Ankara e quello del regime siriano, scoppiato dopo l’uccisione di 8 turchi, tra cui almeno 5 soldati.

“Ci sforziamo con la Russia di fermare l’arroganza del regime di Assad. La Russia ha un ruolo importante da svolgere. I processi di Astana e Sochi non sono morti, ma cominciano a essere feriti”, ha aggiunto Cavusoglu, sottolineando di non trovare soddisfacenti “i pretesti dei russi che a ermano di non riuscire a controllare completamente il regime siriano”.

Da parte sua, Erdogan ha affermato che “se il regime siriano non si ritirerà entro febbraio dalle zone in cui si trovano le postazioni turche di monitoraggio a Idlib”, fermando così la sua offensiva contro la roccaforte ribelle nel nord-ovest della Siria, “la Turchia dovrà agire”.

La Turchia – che ha una grande presenza in Idlib – ha già espresso insoddisfazione per i progressi dell’esercito arabo siriano e delle le forze filo-governative presenti nell’area. L’offensiva siriana è stata una risposta a ripetute violazioni da parte dei terroristi presenti in quest’area.

Gli eventi recenti lasceranno ovviamente un segno profondo sulla fiducia reciproca tra Russia e Turchia. Pertanto, si prevede ora che le tensioni, ad Idlib, siano destinate inevitabilmente ad aumentare, soprattutto a discapito della popolazione civile.