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Petrolio, balzo senza precedenti dopo l’attacco all’Arabia Saudita

Petrolio, balzo senza precedenti dopo l’attacco all’Arabia Saudita

TORONTO – L’attacco al petrolio saudita ha provocato un’impennata senza precedenti al prezzo del greggio.

Come temuto, in apertura di contrattazioni i future sul Brent sono balzati di 12 dollari in pochi secondi, salendo fino a quota 71 dollari, pari a un aumento del 20% che non ha precedenti da quando i future sono stati lanciati nel 1988.

Successivamente le quotazioni si sono stabilizzate intorno a 65-66 dollari, per un incremento comunque nell’ordine del 10 per cento.

La violenta reazione del mercato arriva dopo l’attacco – anch’esso senza precedenti – contro due importanti impianti sauditi rivendicato dagli Houthi, i ribelli yemeniti filo-iraniani.

La perdita di produzione legata all’attacco contro le strutture di Saudi Aramco rappresenta infatti il più grande danno determinato da un singolo evento per i mercati petroliferi.

La perdita di 5,7 milioni di barili al giorno, generata dall’attacco contro Riad, pari a quasi il 6% della produzione mondiale, è superiore ai 5,6 milioni persi nel 1979 con la rivoluzione iraniana e ai 4,3 milioni di barili persi nel 1990 quando l’Iraq di Saddam Hussein invase il Kuwait e nel 1973 in occasione della guerra del Kippur tra Israele e Paesi arabi.

L’Iran nega l’accusa degli Stati Uniti di essere dietro agli attacchi di sabato alle strutture petrolifere saudite. I funzionari statunitensi hanno dichiarato che ci sono forti indicazioni che le esplosioni fossero il risultato di attacchi lanciati dall’Iran o dall’Iraq, ma comunque con regia iraniana.

Il presidente Trump ha twittato spiegando che gli Stati Uniti sono pronti a rispondere militarmente agli attacchi, una volta stabilito chi fosse il responsabile.

Intanto Riad ha indicato che a breve dovrebbe essere in grado di ripristinare solo un terzo della produzione. Sabato scorso sono stati attaccati due importanti stabilimenti petroliferi in Arabia Saudita appartenenti ad Aramco, l’azienda statale saudita di idrocarburi.

Gli attacchi, 17 in tutto, sono stati compiuti nell’est del paese, a Khurais e Abqaiq, e hanno provocato danni molto rilevanti alla capacità di Aramco di produrre petrolio per giorni o settimane, con conseguenze sul prezzo globale del greggio.

Non è ancora chiaro chi sia il responsabile: l’operazione è stata rivendicata immediatamente dai ribelli houthi, che stanno combattendo una guerra in Yemen contro uno schieramento guidato dai sauditi, ma ci sono diversi dubbi.

Sarebbe stata infatti usata una combinazione di droni sofisticati e missili da crociera, cioè armamenti che indicano obiettivi e livelli di precisione molto al di là della capacità e delle disponibilità dei ribelli houthi, ma più compatibili con un paese come l’Iran, che da diverso tempo ha iniziato a compiere operazioni militari contro obiettivi ostili nel Golfo Persico, su cui si affaccia anche l’Arabia Saudita.

Nel frattempo, tutto il mondo teme che il prezzo della benzina salga alle stelle.

Giorgio Mitolo

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Mar Sun ,2017