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Londra, uccisi due studenti di Cambridge

Londra, uccisi due studenti di Cambridge

LONDRA – È una ex studentessa dell’università di Cambridge la seconda vittima dell’attentato sul London Bridge ad opera del terrorista di origini pachistane, Usman Khan, che venerdì ha aggredito i passanti con un coltello prima di essere ucciso a sua volta dalle forze dell’ordine.

La giovane (la cui identità non è stata ancora rivelata, mentre il Corriere Canadese andava in stampa) è stata barbaramente assassinata insieme al 25enne Jack Merritt, il quale lavorava per Learning Together, l’iniziativa per la riabilitazione per i detenuti che aveva organizzato la conferenza alla Fishmongers’ Hall dove è iniziato l’attacco.

Entrambe le vittime erano dunque ex studenti del prestigioso ateneo britannico. Il vice rettore dell’università di Cambridge, Stephen Toope, ha informato che altri membri dello staff dell’Università sarebbero rimasti feriti nell’attacco.

Poco prima dell’agguato, alla vicina Fishmongers’ Hall si era tenuta una conferenza del Learning Together, il progetto dell’ateneo di Cambridge per il recupero dei detenuti. Nella sala erano presenti vari docenti, studenti, educatori ed ex detenuti tra cui lo stesso assalitore.

Nel frattempo, come richiesto dal primo ministro, Boris Johnson, il ministero della giustizia britannico ha iniziato una revisione urgente dei permessi di semilibertà concessi a detenuti potenzialmente pericolosi.

Il 28enne Usman Khan era stato difatti condannato a 16 anni di reclusione per reati legati al terrorismo ed era in libertà vigilata – da circa un anno – dopo sei anni trascorsi in detenzione. Un pericoloso terrorista lasciato libero di circolare per le strade di Londra: questo era Usman Khan, il responsabile dell’attacco al London Bridge.

Il killer era stato infatti arrestato nel 2010 nel corso di una vasta operazione antiterrorismo britannica che aveva portato a sgominare una cellula – legata al Al Qaeda – che progettava di far saltare in aria la Borsa di Londra.

Khan ed i suoi otto complici dell’epoca intendevano inoltre organizzare un campo di addestramento in Pakistan, su un terreno di proprietà della sua famiglia, per “trasformare un numero significativo di musulmani britannici in e.caci terroristi”.

E la stessa cellula si proponeva di andare in Pakistan per “allenarsi”. Di conseguenza Khan era stato condannato in un primo momento al carcere a tempo indeterminato, ma – nel 2013 – aveva fatto appello ed aveva visto la sua sentenza ridotta a sedici anni, con la possibilità di essere preso in considerazione per la libertà condizionata. A partire dall’autunno del 2018, lui ed i suoi complici erano stati progressivamente rimessi in libertà.

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