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Libia, Haftar lascia Mosca senza firmare

Libia, Haftar lascia Mosca senza firmare

Libia, Haftar lascia Mosca senza firmare

TRIPOLI – Khalifa Haftar non ha firmato la tregua di Mosca, dicendo “le nostre richieste non sono state rispettate”. Il generale di Bengasi ha quindi lasciato la Russia, pur lasciando uno spiraglio aperto alla trattativa.

Haftar ha chiesto tempo – almeno 48 ore – per consultare i suoi sponsor, ovvero Egitto, Emirati e Arabia Saudita. Il generale libico ha fatto intendere che non fosse in grado di firmare velocemente la pace chiesta da Russia e Turchia, perché i suoi obiettivi non erano stati raggiunti al 100%, e – soprattutto – perché gli obiettivi dei suoi principali sostenitori erano falliti.

In queste ore però la Russia innanzitutto e poi tutti i Paesi favorevoli alla tregua ed all’avvio della Conferenza di Berlino – confermata per domenica 19 gennaio – hanno iniziato a fare pressioni sul generale e sui Paesi a lui alleati.

Il ministro degli Esteri russo Serghej Lavrov ha annunciato che “se anche Haftar non ha firmato, il cessate il fuoco reggerà”. Si è trattato di una intimazione – al suo protetto – a fermare le armi ed a tornare rapidamente sui suoi passi. Entro 48 ore dovrà infatti firmare il documento preparato da Mosca ed Ankara.

Passando ai Paesi che lo sostengono, c’è da valutare innanzitutto l’insoddisfazione dell’Egitto, che in Libia vorrebbe creare una sua succursale economica.

Con il controllo dell’economia rimasto al governo di Tripoli, i generali del Cairo avrebbero avuto diffiŽcoltà ad allargare le loro attività economiche a tutta la Libia. L’Egitto di al Sisi vuole creare uno stato-vassallo in Libia, guarda alla Libia come un forziere. E metà Libia non è uguale alla Libia intera. Poi Arabia Saudita e soprattutto gli Emirati hanno pagato e armato Haftar perché combattesse in Libia un governo che ha al suo interno i Fratelli Musulmani.

Se gli Emirati ed i sauditi non raggiungeranno l’obiettivo di far terra bruciata attorno al governo di al-Sarraj, il governo di Tripoli – con l’aiuto della Turchia – sarebbe diventato il terzo vertice di un triangolo Libia-Turchia-Qatar, che le monarchie del Golfo considerano una minaccia mortale.

Lo stesso Haftar aveva promesso “libererò Tripoli dalle milizie e dai terroristi che la governano”. Slogan con cui per mesi ha aizzato i suoi soldati e i suoi mercenari.

Adesso, al punto 4 del “documento” russo-turco è previsto che Haftar nomini i 5 militari che faranno parte del “Comitato 5+5″ previsto dalla road map delle Nazioni Unite. Quindi i suoi generali devono sedere al tavolo con i capi dei terroristi”.

Il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, ha detto “non escludo la possibilità di inviare militare italiani in Libia” – specificando però – “non manderemo uno solo dei nostri ragazzi se non in condizioni di sicurezza e con un percorso politico molto chiaro”.