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Libia: al-Sarraj firma il cessate il fuoco, Haftar temporeggia

Libia: al-Sarraj firma il cessate il fuoco, Haftar temporeggia

Libia: al-Sarraj firma il cessate il fuoco, Haftar temporeggia

MOSCA – Nessun incontro tra Al Sarraj ed Haftar, ma soprattutto nessun ritiro delle truppe da parte del generale uomo forte della Cirenaica.

Sono queste le più importanti novità arrivate da Mosca, dove le delegazioni delle due parti in guerra in Libia si sono ieri incontrate per concordare su un documento presentato dalle diplomazie di Mosca e di Ankara.

Il documento è già stato firmato dal premier Fayez al-Sarraj, mentre il generale Khalifa Haftar ed il presidente del Parlamento trasferito a Tobruk, Agila Salah, hanno chiesto almeno altre 24 ore per firmarlo, dunque al termine della giornata odierna.

Nel pomeriggio moscovita, è poi arrivata poi la conferma che qualcosa non stesse andando per il verso giusto. “I colloqui di Mosca sulla Libia di oggi (ieri, ndr) si sono conclusi senza la firma di nessun accordo – ha dichiarato il consigliere del presidente del parlamento di Tobruk, Hamid al Safi -. Nessuno stop ai combattimenti”.

Il motivo principale di scontro ha riguardato il rifiuto da parte di Haftar di ritirare le proprie truppe da Tripoli. Il ministro degli esteri russo, Sergej Lavrov, ed il suo omologo turco Mevut Cavusoglu hanno confermato che al-Sarraj ha firmato, mentre Haftar non ha voluto. Non solo il rifiuto dell’incontro, quindi, ma anche la mancanza di firma.

L’accordo prevedeva sette punti e la sua bozza include – in particolare – il cessate il fuoco ed il suo rispetto. Obiettivo ultimo – questo – del vertice di Mosca, che però ha anche reso palese a tutti come le divergenze siano ampie e che il documento non sia in realtà la conferma della pace, ma solo la sospensione dell’attuale assedio di Tripoli e in attesa della conferenza di Berlino.

Un meeting che servirà soprattutto a chiarire il ruolo dell’Europa, delle varie potenze regionali, ed a cui Putin ed Erdogan hanno voluto arrivare con la certezza di aver scelto loro la road-map per la pace e per la spartizione di influenza del Paese nordafricano.

La bozza prevede l’osservanza incondizionata della cessazione delle ostilità, la determinazione di una nuova linea del fronte che assicuri la possibilità che il cessate-il-fuoco sia rispettato, con la formazione di una commissione militare che ne decida forma e modalità di attuazione.

Prevista anche l’assicurazione di un accesso sicuro degli aiuti umanitari, la designazione di rappresentanti delle parti in causa per aprire tutti i canali diplomatici, militari ed economici, al fine di mantenere la stabilizzazione della Libia. Mettere le premesse per un accordo intralibico con commissioni e esponenti incaricati dalle fazioni in campo.

Per la verità, il faccia a faccia tra i due principali attori impegnati in Libia non era mai stato posizionato in agenda durante il vertice di Mosca. Del resto, proprio per evitare di incontrare Khalifa Haftar – nei corridoi di Palazzo Chigi, a Roma – la scorsa settimana Fayez al-Sarraj aveva improvvisamente annullato l’incontro col presidente del consiglio Giuseppe Conte.

Tuttavia, nella capitale russa speravano che qualcosa potesse capitare. Invitare entrambi nella stessa città e nello stesso luogo per firmare un accordo probabilmente decisivo per il futuro della Libia, dava adito a speranze in tal senso.

Ma al-Sarraj ha confermato di non avere la minima intenzione di sedersi attorno ad un tavolo con il suo rivale. A pesare è soprattutto la posizione delle milizie, assolutamente sfavorevoli ad ogni tipo di colloquio diretto con Haftar.

Nel frattempo, sempre nella giornata di ieri si svolgeva un vertice ad Ankara tra il presidente turco Erdogan ed il premier italiano Giuseppe Conte. “Mi auguro che si arrivi al più presto al cessate il fuoco permanente in Libia” ha detto Erdogan, parlando del lavoro diplomatico in corso a Mosca.

Conte ha invece sottolineato che “il cessate il fuoco può risultare una misura molto precaria se non inserito in uno sforzo della comunità internazionale per garantire stabilità alla Libia”.