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La Turchia verso invasione della Siria del Nord

La Turchia verso invasione della Siria del Nord

WASHINGTON – Le truppe americane in Siria si allontaneranno dal confine turco perché Ankara “attuerà presto un’operazione militare pianificata da tempo” che porterà all’invasione del Nord del Paese.

Lo ha reso noto la Casa Bianca, dando conto di un colloquio telefonico tra il presidente americano, Donald Trump, e il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan. L’operazione militare turca, che preoccupa anche l’Unione Europea, spazza via le forze curde appoggiate dagli americani vicino al confine in Siria.

“È il momento per noi di sfilarci da ridicole guerre senza fine, molte delle quali tribali. È il momento di riportare i nostri soldati a casa”, twitta il presidente Trump.

“Combatteremo solo dove avremo benefici, e combatteremo solo per vincere. Turchia, Europa, Siria, Iran, Iraq, Russia e i curdi dovranno risolvere la situazione e capire cosa voglio fare con i soldati dell’Isis catturati”. Siamo stati lì per oltre tre anni, quando inizialmente saremmo dovuti restarci trenta giorni, spiega Trump. “Noi”, continua, “andiamo dove c’è bisogno e per vincere, ma siamo lontani 7000 miglia da loro, se l’Isis ci minacciasse ancora, se si avvicinasse, torneremo a combatterlo”. E infine: “Per ora Turchia, Europa, Siria, Iran, Iraq, Russia e i Curdi se la dovranno cavare da soli”.

Funzionari dell’amministrazione hanno specificato che il personale militare degli Stati Uniti, 100-150 uomini, dispiegato in quella zona sarà ritirato prima di qualsiasi operazione turca, anche se non completamente dalla Siria.

La Turchia considera i combattenti curdi insorti, terroristi, e ha cercato a lungo di porre fine al sostegno americano al gruppo. “Siamo determinati a garantire la sicurezza della Turchia ripulendo la regione dalla presenza dei terroristi. Contribuiremo a portare sicurezza, pace e stabilità alla Siria”, scrive su Twitter il capo della diplomazia turca, Mevlut Cavusoglu, “abbiamo sostenuto l’integrità territoriale della Siria sin dall’inizio della crisi (nel 2011) e continueremo a farlo”, aggiunge il ministro degli Esteri della Turchia.

Il gruppo curdo, noto come Forze democratiche della Siria è stato il partner più a£dabile degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato islamico in un angolo strategico della Siria settentrionale.

Ora, la decisione di Trump va contro le raccomandazioni dei massimi funzionari del Pentagono e del Dipartimento di Stato che hanno cercato di mantenere una piccola presenza di truppe nel nord-est della Siria per continuare le operazioni contro lo Stato Islamico, o Isis, e di agire come contrappeso critico in Iran e Russia.

Le forze curdo-siriane hanno affermato di esser pronte a “difendere a ogni costo” il nord-est della Siria, in particolare la zona al confine con la Turchia esposta alla pressione turca e da dove nelle ultime ore si sono ritirare truppe americane.

“La zona è ora diventata un teatro di guerra. Noi siamo determinati a difendere il nordest a ogni costo. Siamo pronti alla guerra totale”, ha detto il portavoce delle forze curdo-siriane, Mustafa Bali, citato dai media locali e regionali.

“Non sappiamo cosa succederà. Ma ci prepariamo al peggio”, ha dichiarato il coordinatore Onu per le operazioni umanitarie in Siria, Panos Moumtzis sottolineando che le Nazioni Unite sono in contatto “con entrambe le parti sul campo”.

Dall’Unione Europea si fa sapere intanto che “ogni soluzione a questo conflitto non può essere militare bensì deve passare attraverso una transizione politica, in conformità alla risoluzione Onu ed il comunicato di Ginevra nel 2014”.

Giorgio Mitolo

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Mar Sun ,2017