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Iran, all’esercito la colpa dell’abbattimento

Iran, all’esercito la colpa dell’abbattimento

Iran, all’esercito la colpa dell’abbattimento

TEHERAN – Dopo l’ammissione da parte delle guardie rivoluzionarie di aver abbattuto il Boeing ucraino su cui viaggiavano 176 passeggeri – almeno 57 dei quali canadesi – il presidente dell’Iran, Hassan Rouhani, ha provato a riunire il Paese.

“Le forze armate dovrebbero scusarsi con il popolo e rivelare tutto quello che è accaduto con l’aereo ucraino abbattuto” ha detto il presidente in una riunione di gabinetto, dopo le proteste per le “bugie” delle autorità sulla vicenda.

“Esorto le forze armate e lo stato maggiore a spiegare alla gente quello che è accaduto dall’incidente fino al momento in cui è stata annunciata” la verità dei fatti “perché capisca che non si voleva nascondere nulla” ha dichiarato Rouhani, chiedendo quindi che “l’esercito si scusi se c’è stato un ritardo” nella diffusione delle informazioni.

Un invito, un appello – quello di Rouhani – che arriva a ridosso delle elezioni parlamentari del prossimo 21 febbraio. Un appuntamento che appare come un referendum sull’operato dei riformisti al governo guidato da Rouhani, in vista delle cruciali elezioni presidenziali del prossimo anno.

“Il popolo vuole la varietà” ha aggiunto Rouhani, lanciando così un invito alle autorità che vagliano la validità delle candidature a non essere troppo rigide. “Il popolo è il nostro padrone – ha continuato il presidente iraniano – e noi siamo i suoi servitori. Un servitore deve rivolgersi al padrone con modestia, attenzione e onestà”.

“Il popolo vuole essere sicuro che le autorità lo trattino con onestà, integrità e fiducia” ha aggiunto il capo del governo di Teheran, dopo le manifestazioni di protesta verificatesi in diverse città del Paese, negli ultimi giorni.

Rouhani è al termine del suo secondo mandato come presidente, e – secondo la legge vigente – non potrà più correre il prossimo anno alla rielezione.

Nel frattempo i riformatori, da lui guidati, risultano indeboliti dopo il fallito accordo sul nucleare ed il crescere delle tensioni con gli Stati Uniti. Una situazione che ha aperto la strada al ritorno al potere dei conservatori oltranzisti, oppositori di un dialogo con gli Usa e di una distensione con Washington e gli altri attori regionali contrapposti a Teheran.

All’indomani dell’abbattimento dell’aereo ucraino, la cui responsabilità era stata in un primo momento negata da parte del regime di Teheran, in Iran sembra essere in corso una sorta di “crisi di coscienza” anche tra i giornalisti.

La giornalista iraniana Gelare Jabbari ha scelto Instagram: “Scusatemi, ho mentito per 13 anni”. Zahra Khatami ha prima ringraziato “grazie per avermi accettata come anchor fino ad oggi”, poi l’addio: “Non tornerò mai più in Tv”.

La sua collega della rete pubblica iraniana Irib, Saba Rad, ha fatto altrettanto: “Grazie per il sostegno in tutti questi anni di carriera. Annuncio che dopo 21 anni di lavoro in radio e Tv non posso continuare a lavorare nei media. Non posso”.

Una crisi che ha portato anche alcune agenzie di stampa – considerate vicine al regime di Teheran – a dar conto delle proteste di piazza o a cominciare a menzionare ipotesi su un insabbiamento dell’intera vicenda.