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Hong Kong, in aumento tensione tra Cina e Stati Uniti

Hong Kong, in aumento tensione tra Cina e Stati Uniti

HONG KONG – La Cina ora alza i toni dello scontro. Pechino ha difatti reagito alla firma posta – la scorsa settimana – dal presidente americano Trump, all’Hong Kong Human Rights and Democracy Act, ossia a quelle misure a sostegno delle manifestazioni pro-democrazia in corso nell’ex colonia britannica.

Il governo cinese ha annunciato la sospensione delle autorizzazioni alle visite di cosiddetto “riposo e recupero” per le navi da guerra americane, sino ad oggi permesse nella baia di Hong Kong. Lo ha comunicato la portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunying, aggiungendo che ci saranno anche sanzioni contro le Ong americane “per il loro ruolo avuto nei disordini”.

Le misure annunciate ieri sono state adottate in risposta “al comportamento irragionevole della parte degli Usa” ha proseguito la portavoce.

Il governo cinese ha deciso di “sospendere la revisione delle applicazione per le navi da guerra americane concernenti le loro visite di recupero ad Hong Kong” ha detto Hua.

“La Cina sollecita gli Stati Uniti a correggere i suoi errori, a fermare ogni azione e atti di interferenza negli affari di Hong Kong e negli a.ari interni della Cina”.

Quanto alle Ong, le sanzioni puntano a colpire quelle che hanno “agito male sulle turbolenze che hanno interessato l’ex colonia britannica” ha concluso la portavoce cinese. Nel frattempo – durante il fine settimana – la protesta pro-democrazia è tornata nelle strade di Hong Kong. Sia sabato che domenica notte, infatti, si sono verificati alcuni scontri tra manifestanti e polizia.

In giornata i manifestanti si erano radunati, sventolando bandiere statunitensi, con striscioni che facevano appello al presidente Trump. Uno recitava “Trump per favore libera Hong Kong”, un altro ancora “Make Hong Kong Great Again”.

Alcune centinaia di dimostranti si sono diretti al consolato americano, altri al quartiere del Politecnico.

Le marce di protesta pro-democrazia sono state almeno tre. Una – composta di manifestanti mascherati e vestiti di nero – si è diretta verso il consolato americano per esprimere “gratitudine” verso il presidente Trump per l’appoggio da lui espresso. Un secondo corteo si è diretto verso la sede del governo locale per protestare contro l’uso dei lacrimogeni da parte della polizia. Un terzo ramo della protesta si è infine diretto verso il politecnico, teatro – a novembre – di un lungo assedio della polizia ai manifestanti.

Quella di Hong Kong è una regione amministrativa speciale della Cina, abitata da otto milioni di persone. Ha una sua moneta, una sua cultura, un suo sistema politico e soprattutto un suo sistema giudiziario, che comprende il diritto alla libertà di parola e di manifestazione.

L’autonomia però è ’a tempo’, considerato che – nel 2047 – scadranno i permessi speciali di Hong Kong e la Cina potrà riavere pieni sul sistema economico e nel diritto alla libertà dei suoi cittadini.

Il 9 giugno erano iniziate le proteste contro l’emendamento legislativo che avrebbe obbligato Hong Kong a consegnare alla Cina persone indagate da Pechino per determinati reati, anche politici.

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