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Evo Morales va in esilio in Messico: “Tornerò con più forza ed energia”

Evo Morales va in esilio in Messico: “Tornerò con più forza ed energia”

LA PAZ – L’ormai ex presidente della Bolivia, Evo Morales, è giunto in Messico, Paese che gli ha offerto asilo politico. Il governo del Paese centro americano ha affermato che la decisione è stata presa per “motivi umanitari” dopo una richiesta dello stesso Morales.

“Fratelli e sorelle, parto per il Messico”, ha twittato Morales all’indomani delle sue dimissioni. “Mi fa male lasciare il Paese per motivi politici, ma sarò sempre attento. Tornerò presto con più forza ed energia”, ha aggiunto.

La Bolivia si ritrova così in un clima di caos istituzionale e di assoluto vuoto di potere, mentre – a livello internazionale – si parla di “un colpo di Stato”.

Nel frattempo, l’esercito boliviano ha annunciato di voler offrire aiuto alle forze di polizia per ripristinare l’ordine.

Morales aveva lasciato la sua carica domenica, dopo che il capo delle forze armate boliviane Williams Kaliman lo aveva invitato a farsi da parte, per mettere fine alle proteste scoppiate in seguito alla rielezione del presidente in una tornata elettorale macchiata dal sospetto di brogli.

La seconda vice presidente del Senato boliviano, la oppositrice Jeanine Anez, chiamata ai sensi della Costituzione a succedere alla carica di capo dello Stato a Evo Morales dopo le sue dimissioni, ha annunciato lunedì la prossima convocazione di elezioni presidenziali affinché “il 22 gennaio avremo un presidente eletto”.

Oltre a Morales, si erano dimessi il suo vice Alvaro Garcia Linera, i presidenti di Senato e Camera e anche il primo vicepresidente della Camera Alta.

Tecnicamente le dimissioni del capo dello Stato saranno effettive solo quando ci sarà una loro approvazione da parte del Parlamento, la cui data della riunione non è stata stabilita.

Intanto, le immagini che giungono dalla Bolivia sono preoccupanti e mostrano un Paese diviso in due: scontri nella capitale La Paz e nella vicina città gemella di El Alto, con atti di vandalismo e di violenza da parte di gruppi di militanti di entrambe le fazioni in conflitto, che hanno incendiato edifici, automobili e bus, saccheggiato negozi e supermercati. Nessuno riesce a placarli. Tanto che la polizia ha chiesto all’esercito di intervenire nelle strade e prontamente il comandante delle Forze Armate ha annunciato operazioni congiunte con la polizia per “fermare i vandali”.

Appelli alla moderazione ed al rispetto della Costituzione – rivolti alle parti in conflitto – sono arrivati da Onu, Unione europea e Cina. Russia, Messico, Uruguay, Venezuela, Cuba definiscono invece “colpo di Stato” l’obbligo di rinuncia imposto a Morales con il contributo decisivo dei militari.

In Italia, con una nota firmata dai senatori pentastellati della commissione esteri, si condanna “con forza il golpe in Bolivia organizzato dall’opposizione di destra e dai militari”. Da Ottawa, il ministro degli esteri Chrystia Freeland ha precisato che “il Canada sta con il popolo boliviano e rispetta la sua volontà democratica”.

Giorgio Mitolo

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