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Brexit, il governo Johnson continua a perdere pezzi

Brexit, il governo Johnson continua a perdere pezzi

TORONTO – Si è rotto il giocattolo? Il ministro britannico del Lavoro, Amber Rudd, ha lasciato il governo di Boris Johnson, in polemica con il modo in cui il premier sta gestendo il processo di uscita dall’Unione Europea.

La titolare del Lavoro e delle Pensioni ha detto che il governo non svolge attualmente “negoziati formali” con l’Ue su un nuovo accordo di Brexit, ma solo “conversazioni”.

Nella sua lettera di dimissioni, Rudd ha scritto: “Sono entrata nel suo governo in buona fede, accettando che il no deal dovesse essere un’opzione perché era il mezzo attraverso il quale avremmo potuto avere più possibilità di ottenere un nuovo accordo per lasciare il 31 ottobre. Tuttavia non credo più che uscire con un accordo sia il principale obiettivo del governo”.

È la sottosegretaria all’ambiente del governo britannico, Therese Coffey, a sostituire la dimissionaria Rudd alla guida del dicastero del Lavoro.

Nemmeno la legge anti no deal, che (oggi, ndr) dovrebbe entrare in vigore a tutti gli effetti ricevendo il ’Royal Assent’, riuscirà a costringere Boris Johnson a chiedere alla Ue un rinvio della Brexit.

Lo ha lasciato intendere lo stesso premier in una lettera inviata ai membri del Partito conservatore, per ribadire che non intende andare a Bruxelles a “implorare una proroga della Brexit. E’ una cosa che non farò mai”.

Concetto ribadito anche parlando con i giornalisti, ai quali Johnson ha detto che non si piegherà ad una legge che “in teoria”, questo il suo parere, lo obbliga a rinviare la Brexit, per evitare il no deal.

“Non lo farò. Non voglio un rinvio”, ha affermato il premier. Johnson ha anche escluso che per non essere costretto a chiedere un rinvio della Brexit, sarebbe pronto alle dimissioni.

Al momento, il premier spera di vedere approvata alla Camera dei Comuni la sua richiesta di elezioni anticipate il 15 ottobre, per ottenere un nuovo mandato per negoziare con i leader europei nel vertice Ue del 17 e 18 ottobre.

La sua mozione, per la cui approvazione serve una maggioranza dei due terzi, è già stata bocciata dai Comuni la scorsa settimana e difficilmente troverà i voti sufficienti per essere approvata.

Dal governo trapela il malcontento per il modo in cui Johnson ha gestito il braccio di ferro sul no deal. La sua strategia è “a pezzi”, ha detto una fonte dell’esecutivo al Times.

Giorgio Mitolo

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Mar Sun ,2017