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Usa 2016: un voto a rischio senza vincitori, né vinti, né idee

Usa 2016: un voto a rischio senza vincitori, né vinti, né idee

Usa 2016: un voto a rischio senza vincitori, né vinti, né idee

di Francesco Veronesi

TORONTO – Le tensioni razziali, il problema mai risolto delle armi da fuoco, l’economia che non decolla, la minaccia del terrorismo, l’Obamacare che scontenta a destra e a sinistra. Le sfide che gli Stati Uniti si accingono ad affrontare – con conseguenze per tutto il mondo, Canada e Italia comprese – sono di portata epocale e le scelte che saranno fatte nei prossimi quattro anni dal nuovo inquilino della Casa Bianca sono destinate a lasciare il segno per i prossimi decenni.

Usa 2016: un voto a rischio senza vincitori, né vinti, né idee

di Francesco Veronesi

TORONTO – Le tensioni razziali, il problema mai risolto delle armi da fuoco, l’economia che non decolla, la minaccia del terrorismo, l’Obamacare che scontenta a destra e a sinistra. Le sfide che gli Stati Uniti si accingono ad affrontare – con conseguenze per tutto il mondo, Canada e Italia comprese – sono di portata epocale e le scelte che saranno fatte nei prossimi quattro anni dal nuovo inquilino della Casa Bianca sono destinate a lasciare il segno per i prossimi decenni.

A meno di un mese dalle elezioni dell’8 novembre, sarebbe necessario un confronto – anche duro e aspro – sulle idee e sulle proposte dei due candidati, così come è sempre è stato. E invece, puntualmente e con cadenza quotidiana, siamo costretti a discutere e parlare di scandali, presunte molestie, email cancellate, comportamenti sessuali di mogli e mariti, provocazioni, richieste di incarcerazione per l’avversario.

È davvero tutto qui? La cosiddetta più grande democrazia del mondo non ha di meglio da offrire rispetto a questo squallido e banale teatrino, di fronte a un mondo dilaniato dalle bombe del conflitto siriano, dai barconi che affondano nel Mediterraneo, dagli echi di guerra che arrivano dal Medioriente e dalla barbarie dell’Isis?

L’anomalia Trump ha portato con sé delle tossine che saranno molto difficili da smaltire. Il linguaggio politico ha subito un imbarbarimento preoccupante, con la totale sparizione dei contenuti, delle proposte concrete, delle ricette politiche per cercare di risolvere i problemi: il tutto sostituito da slogan e talking point banali, sterili, volutamente studiati a tavolino per intercettare la rabbia e lo scontento di determinate fasce elettorali.

Anche Hillary Clinton porta con sé delle responsabilità in questo progressivo impoverimento politico. Anche in questo caso siamo di fronte a un calcolo ben preciso, ma che potrebbe avere delle conseguenze negative in vista del voto di novembre. L’ex First Lady non ha fatto tesoro dello scontro – quello sì su idee e contenuti – durante le primarie con Bernie Sanders. E contro Trump ha continuato a cavalcare l’ondata di sdegno – giusta e giustificata – contro la presunta “impresentabilità” politica e morale del suo avversario. E da quando è scoppiato lo scandalo del video nel quale Trump si lascia andare ad affermazioni misogine e disgustose, la Clinton ha continuato a calcare la mano su questo fronte, dimenticandosi delle sfide concrete che attendono l’America e gli americani.

Ma l’ex segretario di Stato Usa non si è accorta di essersi addentrata su un terreno minato, perché ha deciso coscientemente di andarsi a giocare la partita più importante seguendo pari pari le regole imposte dal suo avversario.

Come reagiranno gli elettori, soprattutto quelli indecisi, di fronte all’ondata di spot elettorali fatti dalla sua campagna contro Trump? Possibile che non ci possa essere un messaggio propositivo al posto di un continuo svilimento e demonizzazione dell’avversario? In Canada e in Italia queste dinamiche le abbiamo imparate già da tempo, commentando per mesi sulla pochezza politica dei Berlusconi o dei Rob Ford, salvo poi rimanere di stucco di fronte alle loro vittorie elettorali.

Clinton, se davvero vuole vincere, metta sul tavolo della discussione idee, proposte, piani concreti, una visione complessiva per i prossimi anni. Qualche anno fa Stefano Benni scriveva che c’era stata “una grande battaglia di idee: alla fine non erano rimasti né vincitori, né vinti, né idee”. In questo caso, della grande “battaglia di idee” non vi è traccia, ma dell’esito apocalittico descritto dallo scrittore italiano dovremmo iniziare a preoccuparci.

(Venerdì 14 ottobre 2016)

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