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Nafta, negoziati ancora in alto mare

Nafta, negoziati ancora in alto mare

TORONTO – Il primo round di trattative per riformare quello che Trump ha definito “il peggior accordo della storia” si è concluso con una dichiarazione che lascia intendere come le questioni più importanti dovranno essere risolte nei prossimi colloqui. 
Al momento i tre Paesi non sono riusciti nemmeno a concordare su come definire questo processo: il  termine che implica semplici cambiamenti, “modernizzazione”, è quello preferito da Canada e Messico mentre la parola più utilizzata dagli Stati Uniti è “rinegoziazione”. 
Nel comunicato congiunto dei tre Paesi che domenica scorsa hanno lasciato Washington si legge infatti “Abbiamo lanciato la rinegoziazione e la modernizzazione”. A Washington il rappresentante per il commercio degli Stati Uniti, Robert Lighthizer, ha ospitato il ministro degli Esteri canadese, Chrystia Freeland e il ministro dell’Economia messicano, Ildefonso Guajardo Villarreal.
Il prossimo round di colloqui si terrà a città del Messico dal 1º al 5 settembre mentre il terzo giro è in programma in Canada alla fine di settembre. Nel frattempo Messico, Canada e Stati Uniti consulteranno i loro interlocutori nazionali e si prepareranno a presentare altri testi che costituiranno la spina dorsale di un nuovo accordo. 
Un Nafta tutto nuovo e nel minor tempo possibile è quel che gli Usa auspicano. Il lavoro da fare, come riconoscono i tre Paesi coinvolti nei colloqui, è notevole:  “Nei prossimi mesi saranno necessari molti sforzi e negoziati ma il Canada, il Messico e gli Stati Uniti si impegnano affinché le trattative siano veloci e complete”, si legge nella dichiarazione congiunta. 
Quel che Canada, Messico e Usa vogliono è chiudere la partita per gennaio, prima che entrino nel vivo le campagne elettorali per le presidenziali messicane (luglio 2018) e per il Congresso Usa (novembre), nell’illusione di poter evitare che il negoziato ne diventi ostaggio e si politicizzi. 
Appena cinque mesi quindi per raggiungere un accordo che di norma richiede anni, sotto la costante minaccia che Trump decida di «stracciare» il trattato, come promesso in campagna elettorale e come stava per fare in aprile.
Non è emerso nulla di importante dalla prima sessione di colloqui anche se sono state toccate questioni importanti che potrebbero essere motivi di scontro nei prossimi incontri: tra queste le regole per il mercato dei ricambi e componenti auto, i prodotti farmaceutici di ultima generazione e il lavoro. 
Secondo un rapporto di “Inside U.S. trade” il Canada ha anche presentato richieste per quel che riguarda il diritto del lavoro, che  obbligherebbero gli Usa a firmare tutte le convenzioni dell’International Labour Organization: questo aspetto delle trattative potrebbe però incontrare un muro da parte degli Usa. Finora il presidente Trump non ha twittato nulla riguardo la revisione del Nafta che è stata una delle promesse chiave della sua campagna elettorale. 
Il vicepresidente Mike Pence ha fatto alcune osservazioni più da repubblicano tradizionale che da filo-trumpiano: «Vogliamo un accordo che rifletta l’essenza originale del Nafta», ha detto Pence.
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