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Impegno che purtroppo è carta straccia. Nel Mediterraneo si continua a morire

Impegno che purtroppo è carta straccia. Nel Mediterraneo si continua a morire

Impegno che purtroppo è carta straccia. Nel Mediterraneo si continua a morire

di Francesco Veronesi

TORONTO – La comunità internazionale si assume l’obbligo morale di fare di più per risolvere la crisi dei migranti e dei rifugiati. Un impegno, quello preso all’Assemblea generale dell’Onu, che ribadisce il bisogno di intervenire per risolvere il peggiore dramma umanitario su scala mondiale degli ultimi decenni. Un impegno, ci permettiamo di aggiungere, destinato a rimanere una toccante, commovente dichiarazione di principio da parte dei 193 capi di Stato e di governo firmatari, che non affronta le radici del problema e che non può porre fine all’ecatombe nel Mediterraneo.

A scanso di equivoci, bisogna dire che la Dichiarazione Onu partorita a New York non è vincolante per i Paesi firmatari, che in principio cioè si dicono d’accordo sui suoi contenuti ma che non sono obbligati a fare nulla.

Nella Dichiarazione non sono previste misure concrete per arginare l’emergenza quotidiana, fatta di barconi zavorrati da migliaia di disperati che rischiano la vita in fuga dalla guerra, dalla povertà e dalla disperazione. Non vi sono proposte, messe nero su bianco, di aiuti per i Paesi – Italia in primis – che in mezzo all’indifferenza generale si fanno carico del soccorso e dell’accoglienza di donne, uomini e bambini. L’Unione europea fa le orecchie da mercante, Angela Merkel – dopo la batosta di domenica alle regionali – è pronta al giro di vite ai confini, in Francia il populismo del Fronte Nazionale cavalca le fobie e le paure alimentate dagli attacchi terroristici a Parigi e Nizza. E la Gran Bretagna, dopo essere uscita dall’Europa sbattendo la porta, è pronta a volta pagina e – come ha spiegato la premier Theresa May – a dire “no” all’immigrazione incontrollata.

Senza dimenticare i muri e le deportazioni di massa proposte da Donald Trump. Insomma, oltre alla Dichiarazione d’intenti dell’Onu e alle belle parole di Barack Obama, ci rimane ben poco. L’intervento dell’inquilino della Casa Bianca ricorda i tanti discorsi fatti in questi ultimi otto anni in seguito agli omicidi di massa che si sono ripetuti, con una puntualità disarmante, negli Stati Uniti. Il dolore, la rabbia, la volontà di cambiare lo status quo – in quel caso, la legge sul possesso delle armi da fuoco – e allo stesso tempo la disarmante consapevolezza di non poter far nulla.

Non sorprende quindi che alle pompose dichiarazioni dei politici che si sono passati il testimone sul palco, davanti ai riflettori e ai microfoni, durante i lavori dell’assemblea siano poi seguiti i commenti dei rappresentanti delle associazioni umanitarie che si occupano dei soccorsi e dell’assistenza dei migranti. E i toni – come le valutazioni – sono stati diametralmente opposti: la Croce Rossa parla esplicitamente di “governi ipocriti”, Medici Senza Frontiere condanna la mancanza di un piano concreto e così via.

Spenti i riflettori all’Assemblea generale, noi saremo a posto con la nostra coscienza, ma i barconi dei disperati continueranno a partire e ad affondare, la gente continuerà a morire e l’impegno solenne dell’Onu sarà semplice carta straccia.

(Mercoledì 21 settembre 2016)

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