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Il Senato rimane tabù per gli italocanadesi

Il Senato rimane tabù per gli italocanadesi

Concluso il giro di nomine, anche in Quebec Justin Trudeau decide di escludere i candidati di origine italiana

 TORONTO – Dopo anni di scandali, polemiche e seggi vacanti, il Senato torna a viaggiare a pieno regime. Con le nomine di ieri, tutti i 105 seggi hanno un legittimo rappresentante. Ancora snobbata la comunità italocanadese.

  
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 Nessun senatore italocanadese,  il passo falso di Trudeau 

 TORONTO – Il 23 marzo 2016 Justin Trudeau nominava sena- tore Peter Harder. Il funziona- rio sarebbe stato il primo di una lunga serie. Ieri, con la nomina di sei nuovi rappresentanti alla Camera Alta scelti in Quebec, il primo ministro ha raggiunto 28 nomine al Senato. In questa li- sta non compare nemmeno un italocanadese. A nostro avviso il leader liberare ha commesso un grave errore politico nel non tenere conto del peso e dell’im- portanza della comunità italo- canadese: non solo da un pun- to di vista storico e di contri- buto alla costruzione del Cana- da e della sua identità sociale ed economica, ma anche in ri- ferimento al presente. Trudeau ha costruito la sua vittoria alle ultime elezioni anche grazie al sostegno degli italocanadesi, ri- cevendo valanghe di voti pro- prio nei distretti dove la nostra comunità era più presente.

Lo stesso Corriere Canadese, prima del voto, ha dato il suo endorsement al leader liberale, giudicando pericolosa l’ipotesi di un nuovo mandato a Stephen Harper dopo nove anni al go- verno. Eppure Trudeau non ha tenuto in considerazione la no- stra comunità né nella forma- zione del governo – zero mini- stri, appena un sottosegretario, David Lametti – né nelle nomi- ne al Senato. L’ultimo schiaffo è arrivato ieri, con la voluta di- menticanza del ruolo della no- stra comunità in Quebec: ricor- diamo che senza il voto degli italiani al referendum del 1995 probabilmente oggi staremmo parlando di un Canada orfano della provincia francofona. De- ferenza e diplomazia ci impe- discono di chiedere dove lui si trovasse in quel periodo.

Il primo ministro non faccia l’errore di tanti suoi illustri predecessori: dare per scontato che la comunità italiana lo appoggerà sempre e comunque, nel bene e nel male. Perché non sarà così.

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