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Hillary ha vinto, ma senza il colpo del ko

Hillary ha vinto, ma senza il colpo del ko

Hillary ha vinto, ma senza il colpo del ko

di Francesco Veronesi

TORONTO – Il primo round è andato a Hillary Clinton, ma non c’è stato il colpo del ko e il match non è affatto finito.

Hillary ha vinto, ma senza il colpo del ko

di Francesco Veronesi

TORONTO – Il primo round è andato a Hillary Clinton, ma non c’è stato il colpo del ko e il match non è affatto finito. L’atteso dibattito televisivo che ha tenuto incollati allo schermo 100 milioni di americani – si tratta dell’audience più alta mai registrata nella storia degli scontri televisivi tra candidati alla Casa Bianca – ha confermato come l’ex First Lady si trovi a suo agio in un ambiente asettico e istituzionale come quello organizzato dalla Hofstra University: niente schiamazzi, niente applausi né contestazioni. Il suo avversario, al contrario, ha sofferto parecchio la mancanza di un clima da comizio o da stadio: la sua narrativa aveva bisogno di essere nutrita e alimentata dal botta e risposta con i suoi sostenitori o con chi lo contesta.

Senza questo elemento, il suo messaggio ha perso di forza e vigore, e si mostrato per quello che è: uno slogan banale, privo di elementi concreti che gli diano credibilità. Se parli alla pancia dell’elettore, andando ad accarezzare le sue paure e le sue speranze con ricette politiche facili per risolvere problemi di una complessità enorme, hai per forza di cose bisogno di avere un contatto diretto con lui, che un dibattito televisivo non può garantire.

Ecco allora che il Donald strafottente e politicamente scorretto, il magnate newyorchese arrogante e menefreghista alla prova dei fatti si è sgonfiato, non è stato in grado di capitalizzare sui punti deboli dell’avversaria – la Libia, il mailgate, l’intervento in Iraq e la gestione post bellica che ha visto la nascita dell’Isis – e si è ritrovato sempre a rincorrere, con i tempi del dibattito che sono stati dettati in buona parte dell’ex segretario di Stato.

E nei pochi momenti in cui Trump è riuscito ad alzare i toni dello scontro, la Clinton ha trovato una strategia – chiaramente studiata a tavolino, provata e riprovata negli ultimi giorni – capace di disinnescare la mossa dell’avversario: a venti secondi dalla fine dei due minuti a disposizione di Trump, scattava un sorriso – una via di mezzo tra la compassione per la pochezza degli argomenti del tycoon e la risata trattenuta per la corbelleria appena ascoltata – che neutralizzava l’affondo del contendente.

Ma come abbiamo detto, la corsa alla Casa Bianca è tutt’altro che decisa. Lo zoccolo duro dell’elettorato trumpiano dopo il dibattito di ieri sera non cambierà certo opinione e alcuni sondaggi realizzati nella notte hanno addirittura premiato lo stesso Trump. È inutile negarlo: certe tematiche – le aziende che se ne vanno all’estero, i posti di lavoro a rischio, la percezione dell’insicurezza – continuano a fare breccia e potrebbero spostare anche un alto numero di indecisi.

La stessa Clinton, poi, non è stata in grado di piazzare il colpo del ko. L’ex senatrice è brava, preparata, ha esperienza da vendere, ma non si può certo dire che sia una politica capace di scaldare il cuore o infiammare gli animi delle folle.

Insomma, tutto rimandato ai prossimi due dibattiti, che a questo punto potrebbero essere davvero decisivi.

(Mercoledì 28 settembre 2016)

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